Il costruttivismo: El Lisitskij, Rodcenko
Introduzione
Il costruttivismo è un Movimento d’avanguardia artistica fondato in Russia. Il termine fu usato per la prima volta dal critico N. Punin a proposito dei rilievi di Tatlin nel 1913; secondo A. Gan il movimento è sorto nel 1920 nell’ambiente dei pittori di sinistra e degli ideologi dell’azione di massa. Nel suo ambito si collocano il manifesto realista di N. Gabo e A. Pevsner e le tesi produttiviste espresse da Vesnin Popova, Ekster, Rodcenko e Stephsnova nel catalogo della mostra cinque per cinque uguale venticinque, i presupposti figurativi del costruttivismo erano in gran parte analoghi a quelli di movimenti contemporanei come il cubismo, il dadaismo e in particolare il futurismo. Il costruttivismo, è determinante per il cambiamento radicale che ha subito l’arte del novecento, nel 1917 in Russia cade il sistema zarista, nasce quindi il comunismo, di conseguenza gli artisti non producono più arte solo per una cerchia ristretta di borghesi, ma si mettono a disposizione del popolo ed alle sue esigenze, verranno quindi prodotti manufatti artistici di uso quotidiano, si crea così un’arte nuova per una nuova societtà.
Del 1920 è il progetto di Tatlin per la terza internazionale, un’architettura scultura costituita da una spirale in ferro che si sviluppa diagonalmente, chiusa da pareti di vetro, fino ad’una altezza superiore a quella della torre Eiffel (il vero progetto come tanti altri progetti architettonici di quel periodo non fu mai realizzato ma ne fecero un monumento uguale in miniatura alto tre metri).
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Nel 1923 il progetto dei fratelli Vesnin per il palazzo del lavoro, un volume chiaro, stereometrico, fatto di scarni tralicci metallici, primo tentativo di esprimere in una forma nuova una nuova dimensione sociale, del 1924 il progetto ancora dei fratelli Vesnin, per gli uffici del giornale Pravda di Leningrado, in un edificio in vetro, ferro e cemento armato; del 1925 il padiglione sovietico all’esposizione di Parigi di Mel’Nicov, rettangolo stereometrico a struttura lineare dai colori puri tagliato diagonalmente dalla scala. È un periodo di intensa sperimentazione che durertà fino al 1933 e solo in pochi casi andrtà oltre lo stadio di progetto; tipologie edilizie, nuovi centri comunitari (i cosidetti condensatori sociali). Nuove fabbriche, nuove ipotesi urbanistiche. Ma a poco a poco, con l’impatto con i problemi reali posti dalla costruzione del socialismo si crea nel movimento una netta frattura tra un’ala formalista (Laonidov) e un’ala produttivista (Tatlin, Ginsburg). È il preludio della fine del movimento segnato alla fine del 1933, dal prevalere nell’organizzazione statuale sovietica di un’ideologia burocratico-accademica, ma imputabile anche nella sostanza. La situazione di arretratezza tecnologica dell’unione sovietica di allora, impedì la realizzazione di gran parte di opere progettate, esse risultavano di fatto sfasate e sostanzialmente inutilizzabili.
Rodcenko
Alexandr Mihailovic Rodcenko, nasce a Pietroburgo nel 1881, operò in moltissimi campi artistici, egli fu pittore, scultore, designer, grafico e fotografo. Formatosi alla scuola di belle arti di Kazan, fu un protagonista dell’avanguardia artistica russa dei secondi anni dieci, sviluppando una ricerca di arte non-oggettiva che, partita dal cubofuturismo, si accostò via via al suprematismo e al costruttivismo.
Nel 1921 fu tra i promontori del produttivismo, i cui programmi trovarono espressione nella sua successiva attivittà di designer decisiva per il radicale cambiamento della grafica sovietica nel campo soprattutto della comunicazione pubblicitaria, (egli non obbedirtà più alle suggestioni tematiche della grafica post-bodoniana, la quale ne era stata determinata dal Romanticismo all’Art nouveau e fino ai futuristi) , ma anche in quelli dell’arredamento (soprattutto per vie, palazzi e luoghi d’incontro in occasioni di manifestazioni ufficiali) e della scenografia.
Dal 1923 Rodcenco lavorò anche come fotografo collaborando alla rivista LEF e realizzando reportages per alcuni dei più importanti periodici sovietici del tempo. Le sue immagini (ritratti, fotografie documentarie e di propaganda) sono caratterzzate da una ricerca prospettica che evoca l’esperienza costruttivista.
Rodcenko muore a Mosca nel 1956.
El Lisitskij
Lazar Marcovic Lisitskij è stato uno degli artisti più eclettici dell’Unione Sovietica. Egli nasce il 10 novembre 1890 a Palosinok, essendo di famiglia ebrea riceve una forte educazione improntata sulla matematica ed ereditò un’intelligenza straordinaria dalla madre. Questi fattori sono determinanti per la sua carriera artistica. Fin da piccolo Lisitskij dimostrava forti attitudini per l’arte e quando era il momento di frequentare un’accademia di pittura lo stroncarono all’esame per il fatto che era ebreo. Decide allora di esplorare nuovi campi artistici. Formatosi come architetto, egli cerca subito di unificare tutti i campi dell’arte. È insieme pittore, grafico, tipografo,fotografo,architetto e teorico dell’arte. Dopo la rivoluzione d’ottobre diventa membro della commissione di stato dell’arte e ha una grande influenza negli sviluppi della politica culturale dell’Unione Sovietica. Dal 1919 insegna insieme a Malevic all’accademia di Vitebsk. Su impulso di Malevic, Lisitskij aderisce ai principi formali del costruttivismo. Nei suoi quadri egli ordina le superfici di colore e i corpi in modo geometrico, sviluppando un effetto spaziale dinamico. Nelle visioni spaziali che dipinge si manifesta il legame fra arte figurativa e architettura. Questi quadri spazio- temporali senza oggetto devono esprimere l’idea socialista. In seguito Lisitskij chiama i suoi lavori proun. Proun è la situazione di transito dalla pittura all’architettura, scrive nel 1924. Proun è acronimo di Pro e Unovis. Il gruppo Unovis è stato fondato da Malevic e significa i sostenitori di una nuova arte. Esso raccoglie gli allievi che vogliono seguire la via di Malevic verso un’arte non oggettuale. Oltre che con Malevic, essi studiano con Lisitski, che dirige i laboratori di stampa.
L’espansione del suprematismo nello spazio, a opera di Lisitskij, influenza a sua volta Malevic, il quale a Vitesbek comincia a lavorare ai modelli architettonici suprematisti. Ma Lisitskij, contrariamente a Malevic, si preoccupa del legame tra arte e politica. Con le sue forme, egli vuole collaborare allo sviluppo dell’Unione Sovietica. Oltre che negli innumerevoli disegni per manifesti e illustrazioni di libri, ciò è evidente soprattutto nei progetti architettonici per la tribuna di Lenin e per l’arco delle nuvole.
È molto importante ricordare uno dei capolavori nel campo della grafica di Lisitskij la rilegatura di poesie di Majakovki, uno degli scrittori che incarnano al meglio questo contesto storico. Per la creazione di questo libro, Lisitskij utilizza esclusivamente la cassa dei caratteri tipografici, srfutta le possibilittà della stampa a due colori (sovrapposizioni, incroci tratteggiature, ecc...). Le sue pagine stanno alle poesie in un rapporto forse analogo a quello del pianoforte che accompagna il violino. Come per il poeta dal pensiero ed al suono, si forma l’immagine unitaria tra poesia ed elementi tipografici.
Quando la liberttà artistica viene sempre più limitata dal regime di Stalin, egli si trasferisce ormai deluso in Germania. Stalin vuole che l’arte propagandi delle liberttà definite,realistiche, assolute. Lisitskij sostiene invece la concezione che ogni forma rappresenta il momento di un processo. L’opera è quindi una sosta del divenire e non di un principio rigido. In Germania egli entra in contatto con il Bauhaus, dove vengono sostenute idee simili. Dopo essersi ammalato di tubercolosi, soggiorna per due anni in Svizzera e torna poi in Unione Sovietica. Ottiene un incarico come insegnante di architettura di interni. Dal 1928 comincia a occuparsi dell’allestimento dei padiglioni sovietici per le diverse esposizioni.
Nello stesso anno, per la mostra internazionale della stampa di Colonia, realizza un fregio fatto di fotomontaggi lungo ventiquattro metri e alto tre metri e mezzo. Quest’opera monumentale gli procura riconoscimenti internazionali.
Fino alla sua morte di tubercolosi nel 1941, lavora instancabilmente nei suoi padiglioni per le esposizioni per realizzare una rappresentazione dell’Unione Sovietica secondo lo stile dell’avanguardia.