Biografia
Max Bill nacque nel 1908 a Wintherthur, in Svizzera, e morì a Berlino nel 1994. Iniziò a studiare nella Kunstgewerbeschule a Zurigo, dopodiché dal 1927 al 1929, nella Germania del primo dopo guerra, andò a Dessau dove frequentò il Bauhaus; infatti, era uno dei più versatili esponenti.
Cominciò a lavorare solo nel 1932 in Svizzera, come architetto, decoratore, grafico, scultore, pittore, pubblicista e designer. Difficilmente si riesce a stabilire immediatamente la sua identittà!
Come gità citato egli era studente al Bauhaus, dove ricavava la lezione nella misura in cui si mostrava preoccupato di conciliare l’individuale e il sociale e di trovare un comune denominatore alla liberttà totale della ricerca artistica e alle possibilittà di ogni realizzazione che si tratti di architettura o di ogni oggetto d’uso.
Bill necessitava, in ogni sua opera, una base matematica per qualsiasi forma d’arte. Realizzò dipinti caratterizzati da disegni precisi, spesso geometrici e da rapporti funzionali. Egli, tra il 1935 e il 1953, come scultore, creò numerose varianti in metallo brunito sul tema del filo che disegna infiniti cerchi.
Bill influenzò l’arte e il design europei, non solo come direttore di alcune scuole a Zurigo e Ulm, ma anche attraverso una vasta produzione saggistica, nonché conferenze e mostre, in cui si ricollega all’arte concreta fondata da Theo van Doesburg.
Nel 1951 era co-fondatore della Hochschule für Gestaltung di Ulm e vi dirigeva le sezioni di architettura e design.
Nel 1967 insegnava alla Staatliche Hochschule für Bildende Kunste di Amburgo come design ambientale.
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Diventò membro del CIAM (Congrès International d’Architecture Moderne) e dell’UAM (Union des Artistes Modernes), dell’Istitut d’Esthétique Industrielle di Parigi, del DWB (Deutscher Werkbund), BSA (Bund Schweizer Arkitekten), dell’AIA (American Institute of Architects), dell’Accademia delle Arti di Berlino e dell’Accademia Reale Fiamminga di Scienze, Letteratura ed Arti.
L’anno successivo gli fu attribuito il premio per le belle arti della citttà di Zurigo. Bill ottenne numerosi altri riconoscimenti nazionali e internazionali.
Tra i principi esponenti dell’arte astratto geometrica, in particolare dei concretisti zurighesi, Max Bill, influì fin dagli anni trenta sugli sviluppi e sul pensiero sistematico-seriale dell’arte concreta.
Contesto
Siamo tra 1936 e il 1949, in questo periodo si definiscono col termine arte concreta le opere d’arte che vengono realizzate con una tecnica e con determinate leggi che appartengono solamente ad esse e quindi senza nessun intervento di un processo d’astrazione. L’arte concreta è decisamente indipendente. Essa è l’espressione dello spirito umano, raggiunta con precisione, chiarezza e perfezione.
L’arte concreta è l’espressione pura dell’armonia della misura e della legge. Essa respinge l’individualistico e favorisce l’individuo.
Parliamo quindi dell’arte di Bill, in particolare di pittura e scultura, dove utilizza forme sistematiche e sequenze di forme; non usa forme semplici, ma bensì prende le forme esistenti, come il poligono, e sviluppa la loro sequenza logica e struttura matematica.
Nella grafica del dopo guerra torna spesso il nome di Max Bill, anche se la sua produzione tende a limitarsi ad una zona molto specifica: la Svizzera.
Il manifesto, inizialmente, e la sue classificazione, non potrtà essere separata da quella dei movimenti culturali contemporanei. Solamente, infatti, attraverso una lettura in questi termini la storia del manifesto, da separata vicenda, da emarginata cultura, rientra nel contesto della ricerca (immagine) e dell’esperienza.
Negli anni venti troviamo esperienze molto complesse dove troviamo inizialmente in Francia, il grande Cassandre che riprende, come del resto Jean Carlu, la lingua postcubista e cioè che è caratterizzata da un’esasperata scomposizione delle figure umane e degli oggetti in forma geometriche, secondo una struttura spaziale che annulla le leggi della prospettiva classica. Secondariamente c’è la ricerca che esce dai fotomonteurs del dadaismo (movimento che programmaticamente escludeva nell’arte ogni razionalittà in nome di un’espressione spontanea e incontrollata), come ad esempio Heartfield e i loro diretti derivati in Russia, quali Rodzenko e Klutsis. Oltre a queste ricerche l’apparizione dell’icona "reale", viene da subito negata da una concezione estraniata dello spazio, delle dimensioni, dei rapporti. Nel campo della grafica, sopratutto, ci troviamo attorno a De Stijl ed a El Lisitshij.
Lisitshij, infatti, vuole dimostrare come la grafica sia figurativa, dove parole e strutture geometriche hanno lo stesso valore.
Agli inizi degli anni trenta torniamo a Max Bill e quindi alle importanti conclusioni del Bauhaus che non ignorano l’opera di Lisitshij e di Heartfield nei differenti ambiti culturali.
Descrizione
Il manifesto comprende il mondo artificiale che ci circonda: nelle strade, nelle vie, nelle piazze; ce lo troviamo in migliaia di esemplari. Viene definito un mezzo di comunicazione del nostro tempo e dimostrativo al servizio della propaganda. Le tecniche che si utilizzano per la realizzazione dei manifesti, è in notevole aumento. Spesso si utilizzano l’incisione su linoleum, la xilografia, la stampa comune, il rotocalco, la fotolitografia, l’offset, la serigrafia.
Il Bauhaus ha posto basi che ancora oggi possono essere considerate valide. Si utilizzano elementi, forme fondamentali come il quadrato, il triangolo, il cerchio, ecc, che servivano come base d’appoggio per la costruzione.
La severa struttura corrisponde all’atteggiamento e alla costruzione, distante dalla casualittà. Gità dal 1925 venivano messe in atto delle riflessioni che permettevano sia di realizzare il lavoro, sia di venire incontro a punti di vista chiari, espliciti. Ad esempio una riga scritta, tutta alla stessa altezza, raggiunge lo stesso effetto di una linea disegnata. In certi manifesti di Max Bill e Jan Tschichold, troviamo l’utilizzo della fotografia che, lasciandosi indietro il suo carattere figurale, diventa elemento costruttivo.
La struttura della maggior parte dei manifesti si conferma con l’introduzione della "gabbia", cioè nella divisione della pagina basandosi su precisi rapporti di dimensione e regole ottiche. Un sistema utilizzato non solo per i manifesti, ma, gità da prima, si utilizzava per impaginare prospetti, giornali e libri. I fotomontaggi e le illustrazioni vengono abbandonati, perché viene privilegiata la fotografia realistica.
Si introduce maggiormente il carattere tipografico senza grazie che favorisce allineamenti dinamici, ordinati data la maggior precisione. Il primo manifesto di Bill fu realizzato nel 1925, il Centenario del cioccolato Suchard. Max Bill utilizzò, prima del Bauhaus , un metodo che spesso richiamava la cultura di Liziskij e Bayer. La ricerca non appare sempre condotta direttamente entro la scuola, ma i riferimenti paiono indubbi. Un rapporto importante con la scuola di Bayer al Bauhaus si nota da subito quando un intero discorso si sposta dall’immagine alla scrittura e dove l’uso delle oblique appare veramente inconfondibile. La comunicazione diventa oggettiva, asettica, in netto contrasto con ciò che veniva realizzato precedentemente.