Designer di grande talento, Max Huber è un personaggio di spicco nel mondo della grafica pubblicitaria. Insieme a Boggeri, Veronesi, Xanti, è stato infatti uno dei primi a sperimentare in Italia la tecnica del fotomontaggio nel manifesto pubblicitario.
Biografia:
• Max Huber nasce a Baar (Svizzera) il 5 giugno 1919 e muore nel 1992 a Mendrisio.
• 1935-1938 dopo il ginnasio studia alla Kunstgewerbeschule, Scuola d’Arte Decorativa a Zurigo. Frequenta poi un apprendistato in un’agenzia pubblicitaria.
• 1938-1940 viene chiamato come collaboratore, nell’industria Conzett&Huber.
• Nel 1940 arriva a Milano, chiamato da Antonio Boggeri, lavora presso lo studio come direttore artistico dell’atelier.
• 1940-1942 studia all’Accademia di Brera a Milano. Ritorna in Svizzera. Lavora come grafico indipendente per la rivista "Du".
• 1944-1947 diventa membro dell’Allianz, l’associazione degli artisti moderni svizzeri.
• Lavora come grafico per più case editrici e organizzazioni sociali.
• Si installa a milano nel 1946 ed esercita come grafico indipendente, lavora per le grandi riviste quali: La Rinascente, Edizioni Einaudi, Legler Stoffe, Rai Radiotelevisione Italiana e l’Automobile Club d’Italia. Collabora anche all’organizzazione della prima mostra di "Arte astratta e concreta".
• 1949-1952 diviene membro del MAC, Movimento d’Arte Concreta.
• Nel 1954 vince il premio Compasso d’Oro, per il disegno di un tessuto.
• 1959-1962 è docente all’Umanitaria e negli anni Settanta alla Scuola Politecnica di Design a Milano.
• 1978-1984 insegna grafica al CSIA, Centro Scolastico Industrie Artistiche di Lugano.
• Pubblica "Max Huber progetti grafici 1936-1981" nel 1982.
Composizione dinamica
Tratto distintivo della ricerca progettuale di Max Huber nel campo grafico è il dinamismo impresso nelle sue composizioni. Un vitale carattere dinamico sempre giocato con grande abilittà all’interno di una nitida gabbia grafica. L’energia impressa in queste costruzioni visive richiama l’idea di un travolgente ritmo musicale come quello del suono di una jazz-band, altra autentica passione di Huber.
Le invenzioni grafiche affinate per creare varie occasioni descrittive
e percettive in una dimensione dinamica, sono per Huber:
• l’accentuata enfasi prospettica di alcune titolazioni (vedi imm 1 i primi manifesti per gare automobilistiche)
• le sequenze costruttive a spirale (vedi imm 2 nel diploma d’onore della VIII Triennale del 1947)
• la rotazione di lettere e loghi (vedi imm 3 il logo della Nava del 1961)
• la sovraimpressione di immagini fotografiche atta a generare un orginale effetto di scomposizione del quadro grafco, che riprende alcune ricerche delle avanguardie nel campo fotografico, ambito nel quale anche Huber spesso si è cimentato sperimentando diverse tecniche (fra i numerosi esempi vedi alcune (imm 4) copertine delle riviste jazztime del 1952 e Sci del 1962, o ancora alcune pagine pubblicitarie per la Rinascente della mettà degli anni Cinquanta).
Innovazione tipografica
Nella migliore tradizione della scuola tipografica svizzera e in particolare di quel gruppo più affine alle avanguardie storiche della grafica internazionale, Huber svolge un’importante lavoro di sperimentazione nel campo tipografico.
Significative sono alcune sue elaborazioni con caratteri innovativi come l’Elvetica. Un esempio emblematico, della sua particolare sensibilittà tipografica nell’accostamento originale dei caratteri, è il (imm 5) logo la Rinascente risolto con grande maestria ed elegante spregiudicatezza con l’avvicinamento della lettera elle in carattere Bodoni corsivo alla lettera erre maiuscola.
Archigrafia
La frequente partecipazione di Huber al progetto di grandi allestimenti in spazi fieristici o museali lo ha visto creare eccezionali giochi grafici a scala archiettonica. Una particolare esperienza, allo stesso tempo progettuale e pittorica, che si può ricondurre anche alla sua iniziale attivittà lavorativa in Svizzera, negli anni Quaranta, dove si cimenta anche nel campo della pittura murale. Esercizio mantenuto vivo anche nelle prime partecipazioni al progetto di allestimenti, come la Prima mostra di arredamento tenutasi nel Palazzo dell’arte e nella sistemazione del dancing Sirenella, entrambe a Milano nel 1946, o ancora nella sezione del mobile singolo alla VIII Triennale del 1947 (imm 9), oppure nella Mostra internazionale del petrolio a Napoli nel 1955.
Di questa esperienza di progettista grafico a scala architettonica rimane esemplare la sua lunga e ben affiatata collaborazione con i fratelli Castiglioni, maestri indiscussi nel campo delle architetture provvisorie, con i quali realizza decine di esposizioni, delle quali rappresenta una storia a sé, di grande qualittà, la serie di allestimenti realizzati tra gli anni Cinquanta e Sessanta alla Fiera Campionaria di Milano per la Montecaini e l’ENI.
Un altro discorso molto emblematico in termini archigrafici è la particolare importanza, a scala architettonica, assunta da alcuni marchi-logo disegnati da Max Huber come la scritta (imm 6) Supermarket, poi comunemente riconosciuta comme "esse-lunga", il logo la Rinascente, in seguito denominata "la erre", o il marchio Coin con il caratteristico grosso puntino sulla i. Tutti segni che hanno rappresentato un importante land-mark del paesaggio urbano, soprattutto milanese.
Industrial design
La collaborazione progettuale con due importanti industrial designer, Rodolfo Bonetto e Achille Castiglioni, per il disegno di due diversi quadranti d’orologio (con Bonetto lo Sfericlok da tavolo del 1963 per le industrie Borletti e con Castiglioni il Record da polso del 1988 per la Alessi) ci mostra un’altra sfaccettatura di Max Huber, visual designer, impeganto in un classico tema comunicativo d’interfaccia del prodotto industriale. Un’altra occasionale, ma significativa, presenza di Huber nel campo del product design è sottolineata (imm 10) dal riconoscimento del primo Compasso d’oro del 1954 assegnatogli per il disegno di un tessuto plastico. Anche in quella particolare occasione si ritova in compagnia di Bruno Munari, anch’esso tra i premiati.
Arte astratta e concreta
La ricerca artistica di Huber si sviluppa intorno all’interesse per la composizione astratta ispirata dalle esperienze di alcune avanguardie europee (Neoplasticismo olandese, costruttivismo russo, scuola Bauhaus in Germania) che tanta influenza ebbero sugli ambienti della nuova grafica che gravitavano intorno alla Kunsgewerbschule (Scuola d’arte e mestieri) di Zurigo, dove Huber si forma alla mettà degli anni Trenta. Grazie ai buoni consigli del professore Alfred Willimann e all’incontro con gli artisti del gruppo Allianz in particolare con Max Bill, Huber si inserisce nella corrente del concretismo zurighese, un nuovo percorso dell’astrazione artistica legata alla metodologia matematica, alla psicologia della visione (Gestalt), ben diversa dall’astrattismo di tipo idealistico che si forma in quegli anni nel Nord Italia.
Sartà proprio Huber a portare nel primissimo dopoguerra questa nuova ricerca estetica nel dibattito artistico milanese, che la recepisce, per una parte, con grande entusiasmo come dimostra la nascita nel 1948 del gruppo (12) MAC (Movimento Arte Concreta) formato da Munari, Dorfles, Monnet e Soldati, nel quale lo stesso Huber, sartà coinvolto in più occasioni. I principi di questa tendenza artistica apriranno per molti la strada verso il disegno industriale e per Huber costituiranno sempre un luogo di verifica della sua progettualittà radicata nella ricerca, mai banalmente applicativa.
Oltre alle sue numerose opere pittoriche e grafiche è giusto ricordare anche le varie opere di scala tridimensionale che Huber ha progettato in occasione di allestimenti fieristici, oppure per spazi pubblici o ancora in esterni spazi commerciali, a mettà strada fra la scultura e l’oggetto di design (fra gli altri vedi l’elemento sculoreo che introduceva la mostra La forma dell’utile alla Triennale del 1951 e il monumentale orologio esterno al negozio Omega realizzato dai fratelli Castiglioni in piazza Duomo a Milano nel 1969).
Il campo editoriale
Dal libro alla rivista, dalla collana editoriale all’immagine coordinata degli impianti aziendali, il progetto grafcio di Huber trova nella carta stampata il suo naturale spazio applicativo sia nel senso della sperimentazione creativa, sia nella pratica del suo "mestiere" professionale. In particolare si ricordano le fondamentali esperienze, per lo più nel campo pubblicitario, con lo Studio Boggeri negli anni 1940, i progetti di coordinato immagine per la (13) VIII Triennale del 1947, per la Rinascente negli anni Cinquanta e per le Grafiche Nava negli anni Sessanta, la puntuale collaborazione con l’Olivetti, le collane editoriali per la Einaudi dal 1946, jazztime, 1952, (14) Imballaggio, 1961-63, (15) Sci, 1962-63, (16) Design, 1973.