Introduzione
Il processo formale che si evolve dal pittogramma alla lettera ha il suo epilogo nella lapidaria quadrata romana del primo secolo d.C. In seguito, tutti i cambiamenti, saranno esclusivamente estetici. Con il termine "caratteri tipografici" si indicano le serie complete di caratteri ideati e realizzati sulla base di un comune modello grafico. Giovanni Gutenberg fu uno dei primi stampatori europei. Creava da sé le sue lettere. S’ispirò ai caratteri della scrittura gotica, il Textura. Dopo di lui molti si dedicarono al disegno di caratteri. Di questi, ne esistono dunque un gran numero, tutti con un proprio nome, contrassegnati da specifiche caratteristiche. I primissimi caratteri hanno solo due versioni; tondo e corsivo. Questo fino al 1800. Più il carattere è vecchio, più è difficile datarlo con precisione. Le aste sono gli elementi indispensabili che costituiscono il disegno di una lettera. Un carattere può, in ogni caso, essere letto senza grazie. Senza aste invece non può essere riconosciuto.
Le versioni dei caratteri sono così indicate
1. Forza d’asta, spessore dell’asta: chiaro, normale, nero, neretto...
2. Larghezza del carattere, larghezza della lettera: stretto, normale, largo...
3. Direzione dell’asta, inclinazione dell’asta: tondo - asse verticale, corsivo - asse inclinato.
Per il corsivo non c’è un grado d’inclinazione specifico.
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Nel 1500 Griffo, che lavora con Aldo Manunzio, il più importante editore-stampatore del Rinascimento, crea una nuova serie di caratteri inclinati detti: corsivi o italici. Al nome si accompagna l’indicazione dello stile, tondo-corsivo, della proporzione, largo-stretto e dello spessore delle aste, chiarissimo-chiaro-neretto-nero-nerissimo. I caratteri tipografici sono disponibili in dimensioni e varianti diverse. La dimensione, o corpo, è espressa in punti, misurazione tipografica che corrisponde all’altezza del carattere. Il corpo di un carattere si misura dalle ascendenti alle discendenti. Non tutte le serie di caratteri sono disponibili in tutte le varianti.
Più che per la forma, i caratteri si distinguono per le loro proporzioni. Tanto più un carattere ha ascendenti e discendenti marcate, rispetto all’occhio del carattere stesso, tanto più è antico. La grazia ha il compito d’ingentilire il carattere, rendendolo più piacevole ed elegante.
Nei caratteri antichi, Garamond per esempio, le maiuscole sono molto importanti rispetto alle minuscole. Nei moderni questo rapporto si attenua. La forma della grazia caratterizza il nome delle varie famiglie. I caratteri rispecchiano l’evoluzione sociale ed economica dell’uomo.
Con la prima rivoluzione industriale (macchina a vapore ecc.), nascono i primi caratteri "pesanti" con grazie quadrate e forti. Questi sono detti "Egizi".
La classificazione dei caratteri
La classificazione dei caratteri avviene secondo alcune particolarità. E attraverso le grazie che si riconoscono i caratteri.
Sono state tentate numerose classificazioni di caratteri. Questo genera molta confusione poiché i vari produttori chiamano gli stessi caratteri o quantomeno caratteri simili, con nomi diversi, collocandoli anche in gruppi diversi.
I primi campionari di caratteri pubblicati, risalgono al XV secolo.
Fra tutte le suddivisioni dei caratteri tentate da molti studiosi, più diffuse o meno, ne emergono alcune molto importanti
1. François Thibaudeau (1924): la sua classificazione si basa sulla forma delle grazie. Egli suddivide i caratteri in quattro famiglie con relative sottofamiglie a cui si aggiungono altri due gruppi.
2. Maximilian Vox (1954): divide i caratteri in dieci famiglie.
3. Aldo Novarese (1956): Suddivise i caratteri secondo le grazie. Questa classificazione fu molto usata in Italia.
4. Giuseppe Pollitteri (1958): suddivise i caratteri in dieci gruppi con determinati sottogruppi.
5. DIN 16518: segue indicazioni storico-stilistiche. I caratteri sono divisi in undici gruppi e cinque sottogruppi appartenenti tutti al decimo gruppo.
Definizione delle parti che compongono le lettere
La classificazione dei caratteri din
1. I Veneziani
La loro nascita si colloca attorno al 1500, periodo umanistico rinascimentale in Italia. Sono caratteri che trovano le loro basi nella minuscola carolingia e nella capitale romana. E la prima volta che si usano maiuscole e minuscole in combinazione. Il nome di "veneziani" trae origine dal fatto che sono caratteri nati a Venezia, culla,allora, di un grande sviluppo tipografico. E sempre a Venezia, che nel 1470 Nicolas Jenson crea il primo carattere umanistico per la tipografia: il Jenson. Il carattere di Jenson viene poi, in seguito, elaborato da Aldo Manuzio. I Veneziani sono detti romani antichi.
Particolarità di questa famiglia
La poca differenza fra aste nere e sottili. Le grazie piuttosto spesse, sovente concave o arrotondate. Asse obliquo delle lettere rotonde. La minuscola sbarrata con una linea obliqua. Oltre ad avere un riferimento storico, sono lettere che esprimono spiritualità di dimensione latina, mediterranea e antigotica. I Veneziani derivano dai lapidari. Le grazie si raccordano con la base e con l’asta mediante una curva.
Carattere corsivo; disegnato da Francesco Griffo
2. I Francesi
I caratteri Garaldi, (Garaldo da Garamond e Aldo Manunzio). Questi sono chiamati anche francesi. Prendono il loro nome da quelli universalmente conosciuti come i più famosi creatori di caratteri del rinascimento: Aldo Manunzio e Claude Garamond. Il primo, veneziano, utilizza un carattere romano derivato da Jenson ed è inventore della forma corsiva detta anche italica. Garamond, francese, crea nel 1530 circa, un carattere che porta il suo nome e che si userà, senza riserve, fino al XVIII secolo nelle sue due forme, tonda (romana) e corsiva (italica).
Entrambi hanno realizzato dei caratteri da lettura che costituiscono una continuazione delle ricerche di Jenson. Essi sono i primi veri caratteri tipografici, poiché sono nati dopo l’epoca primitiva della stampa. I caratteri di questa famiglia hanno acquistato una nobiltà di proporzioni, dai contorni più precisi, meno artigianali nelle curve, hanno una certa vivacità nelle aste e delle grazie delicate. Sono pure detti romani antichi.
3. I Transizionali
I caratteri di questo gruppo sono stati creati quasi tutti nel diciottesimo secolo, poco prima della nuova epoca stilistica, vale a dire del classicismo. Rappresentano una fase di transizione fra i Romani Antichi (Rinascimento) e i Romani Moderni (Classicismo, Bodoniani). Philippe Grandjean creò nel 1692 il primo Transizionale, il "Romain du Roi", su commissione dell’Accademia francese delle scienze. Artista, disegnatore di caratteri e stampatore più famoso del XVIII secolo fu però John Baskerville. Questi caratteri hanno una grande facilità di lettura e non presentano molte variazioni rispetto ai veneziani. Le grazie, infatti, terminano con una curva un po’ meno visibile, hanno la base piatta e si raccordano con l’asta con una leggera inclinazione a curva. L’occhio è molto grande rispetto ai primi due gruppi.
Grazia transizionale. |
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Romain du Roi, è il primo Transizionale
4. I Bodoniani o Didones
La quarta famiglia della classificazione DIN, raggruppa i caratteri tipografici del periodo a cavallo tra il 1700 e il 1800. Questi caratteri sono in stretta relazione con l’estrema razionalità del neoclassico, stile architettonico in voga in quel periodo. I Bodoniani hanno il tratto terminale completamente piatto che si raccorda con l’asta attraverso una leggera curvatura. Si può notare un forte contrasto tra finissime orizzontali e pesanti verticali. Un netto dominio delle maiuscole sulle minuscole. Le grazie si assottigliano e diventano estremamente lineari.
Grazia bodoniana. |
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5. Gli Egiziani
La quinta famiglia, compare nel XIX secolo, in parallelo con la rivoluzione industriale e lo sviluppo della meccanizzazione dei vari processi produttivi. Il termine "egiziani" non ha nessuna relazione con l’arte e l’architettura egizia, ma è stato adottato per moda di quell’epoca, la quale era affascinata dalle scoperte di reperti archeologici in Egitto. Gli Egiziani sono di due tipi: quelli a grazie raccordate e quelli a grazie non raccordate. I tratti terminali ingrossati a forma rettangolare rendono il carattere pesante ma ben leggibile. Hanno un disegno abbastanza geometrico.
Grazia egiziana. |
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6. I Bastoni
La sesta famiglia, comincia a diffondersi intorno al 1850 per arrivare ad avere la sua vera forma definitiva verso il 1900.
La sua comparsa è quindi interpretata in vari modi: alcuni pensano ad un ritorno puro semplice alle forme antiche. Abbiamo visto, in effetti, che i primi testi lapidari greci sono incisi con caratteri lineari. Altri pensano che questo carattere sia la rappresentazione del funzionalismo del Bauhaus degli anni 30.
I Bastoni sono privi di grazie e quindi facilmente riconoscibili.
Il gruppo considera caratteri tipografici la cui caratteristica è di avere le lettere più semplici secondo proporzioni classiche. Sono senza grazie e tutti i loro elementi hanno spessore quasi uniforme.
Grazia gruppo 6. |
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7. I Lapidari
I caratteri della settima famiglia, hanno un modello di base: la capitale romana. E l’esempio più classico di lettere romane, sono quelle incise nel 114 d.C. sul basamento della colonna Traiana (imm.16). Queste lettere sono poi ricalcate e copiate da diversi disegnatori. Infatti, questa famiglia è molto più vasta. Essa comprende tutti i caratteri, ovviamente creati dopo l’invenzione della stampa, che mantengono le caratteristiche formali, basate sulle proporzioni e gli spazi vuoti delle lettere romane. Sono compresi inoltre tutti quei caratteri in rilievo, ombrati e decorati, che richiamano il fregio delle prime lettere. I Lapidari sono così chiamati perché imitano lo stile delle scritte scalpellate sui monumenti antichi dei romani. Le grazie terminano con una punta di 30 gradi, rispetto alla base che appare completamente piatta e si raccordano con l’asta con un angolo di 60 gradi.
Scritta della colonna traiana. |
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8. I Manuali
A questo ottavo gruppo appartengono tutti i tipi di carattere ove domina l’influenza della mano. Bisogna prestare attenzione a non confondere questi caratteri con quelli corsivi. A questa famiglia appartengono tutti i caratteri che hanno tratto ispirazione da principi che esistevano prima dell’arte tipografica.
I Manuali si possono suddividere principalmente in due gruppi
1. Caratteri che riprendono i manoscritti del medioevo
2. Caratteri dove il creatore non ha badato a stili convenzionali.
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Onciale della Carolingia. |
9. Gli Scritti
Il tracciato degli scritti evoca le scritture impiegate prima dell’invenzione dei caratteri mobili (1445). Sono caratteri che imitano la scrittura manuale corrente: non il disegno, non il taglio del punzone, ma il movimento della mano che scrive; ogni lettera è scritta con calma, a mano appoggiata.
Gli Scritti simulano la scrittura manuale corsiva. I tratti terminali, spesso ricchi di svolazzi, sembrano realizzati con la penna d’oca o con il pennino.
Grazia del gruppo
degli scritti. |
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10. I Gotici
Formano questo gruppo i caratteri tedeschi o gotici. Essi hanno le loro origini in Francia settentrionale, dove gli scrivani del dodicesimo secolo scrissero la Carolingia minuscola in modo sempre più spaccato; il gotico non è quindi una scrittura con origini germaniche. Dalla Francia passò all’Inghilterra, per poi "invadere" la Germania, dove divenne scrittura ufficiale. Il gruppo si suddivide in altri 5 sotto-gruppi.
Grazia gotica
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