Fotografia

comunicazione visiva, Fotografia

Introduzione

"Per un secolo ci si è domandati se la fotografia fosse un’arte; entro un secolo ci si domanderà se la pittura è ancora un’arte" frase detta da George Bernard Shaw, dove rileva l’importanza della fotografia nell’attuale evoluzione culturale.
L’ambizione importante della ricerca fotografica è la stessa di quella del pittore delle grotte d’Altamira e Lascaux. L’artista preistorico che dipingeva animali e scene di vita quotidiana sulle pareti delle grotte, concretizzano uno dei più antichi sogni dell’uomo: catturare l’aspetto, e l’anima, del mondo che ci circonda. Si è anche pensato che quest’arte avesse un fine religioso o propiziatorio, cacciatore per necessità, l’uomo pensava di catturare l’animale di cui dipingeva l’immagine. Anche oggi troviamo questa credenza nelle tradizioni culturali di numerosi popoli. I fotografi che hanno viaggiato in Africa o in Oceania si sono accorti del rifiuto istintivo al lasciarsi fotografare: alcune popolazioni sono persuase che, se si vuole l’immagine di un’altro, se ne vuole anche l’anima. La fotografia, come le pitture preistoriche, ha lo scopo di catturare, di tramandare e di conservare ciò che apparteneva ad un altro periodo, ad un’altra epoca; cioè al passato.

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Le grandi scoperte e le conoscenze delle leggi che regalano i fenomeni naturali sono dovute a una paziente osservazione; come diceva un famoso scienziato: " Se Newton non avesse avuto l’abitudine di passeggiare sotto gli alberi non avrebbe mai potuto giungere alla teoria della gravitazione universale".
Così concludendo anche all’origine della fotografia troviamo la curiosità umana. Antenato del moderno apparecchio fotografico fu la camera oscura, sino alla scoperta di un supporto fotosensibile. Di immagini ottenute con la camera oscura si ha notizia sin dal tardo rinascimento. Il principio della camera oscura era noto già da tempo; la luce che entra in un foro minuscolo della parete di una stanza immersa nel buio, forma sulla parete opposta un’immagine capovolta di qualsiasi oggetto sia all’esterno.

Il filosofo Aristotele, che descrisse questo principio due millenni e mezzo fa quando durante un’eclissi parziale di sole, si accorse che i raggi che passavano attraverso il buco di un setaccio e attraverso le foglie di un platano proiettavano al suolo l’immagine del sole a forma di mezza luna, e che la nitidezza dell’immagine era maggiore quanto minore era il diametro del foro.
Leonardo da Vinci fu un precursore dell’utilizzazione della luce e dell’ombra. I suoi scritti ci rivelano che egli studiò più volte e approfonditamente il principio della camera oscura e, applicando ad essa le sue ampie conoscenze nel campo dell’ottica, suggerì addirittura l’applicazione di una lente sul foro. Il consiglio fu seguito da Gerolamo Cardano che realizzò una camera oscura munita di una lente convessa utilizzata, in seguito, da molti artisti per proiettare le immagini sulle pareti al fine di abbozzare meglio le loro opere. Le prime camere oscure erano persino abitabili, il pittore o lo scienziato eseguiva il lavoro d’osservazione e ricalco.
Nel 1700 circa, grazie a Johann Heinrich Schulze, si adattò una lente al foro stenopeico di una scatola di 61 cm, e si sostituì il fondo con una lastra di vetro molato. Al 1826 risale la fotografia più vecchia del mondo, scattata da Nicéphone Niépce (1765-1833). Gli fu necessaria un’esposizione alla luce della durata di otto ore. Verso il 1837 Jaques Mandé Daguerre (1789-1815) perfezionò l’invenzione di Niépce, migliorando la tecnica di ripresa e la qualità del materiale, al punto da ridurre il tempo d’esposizione ad un paio di minuti. Fu anche il primo a fotografare un essere umano: un signore che si sta facendo lucidare le scarpe; lo si vede nella riproduzione al bordo a destra.(5) Dal nome del loro inventore le lastre presero il nome di "dagherrotipi".

La fotografia, bisogna riconoscerlo, possedeva, fin dall’inizio, tutto ciò che serviva per trionfare in un’epoca caratterizzata dall’espansione demografica, dallo sviluppo industriale e dall’introduzione di rivoluzionari mezzi di comunicazione. La fotografia inizia grazie alla Francia, nel momento in cui un gran parte della popolazione desiderava dare una nuova buona immagine all’ordine sociale. Naturalmente però occorsero altre invenzioni per arrivare alla fotografia moderna. L’inglese William H. Fox Talbot (1800-1877) inventò un procedimento basato sull’immagine negativa da cui potevano essere tratte innumerevoli copie. Poi intorno al 1890, George Eastman lanciò sul mercato la negativa su celluloide e costruì il primo apparecchio fotografico portatile, che contribuì in modo decisivo alla diffusione della fotografia. George Eastmann fondò l’azienda Kodak con lo slogan "voi premete il bottone, noi faremo il resto". La fotografia conobbe un’evoluzione rapidissima in pochi anni. Lo sviluppo industriale la mise presto alla portata di tutti. La costante evoluzione tecnica e la coseguente miniaturizzazione suggerì a Oscar Barnak la costruzione dell’apparecchio fotografico Leica, nel 1930. Questa macchina fotografica estremamente maneggievole e portatile, aprì nuove strade al linguaggio fotografico. Il colore costruisce l’ultima e la più decisiva rivoluzione nel campo delle tecniche fotografiche. Con esso, l’uomo può cogliere l’anima della natura e l’immagine reale delle cose fino in fondo.
Negli anni novanta l’informatizzazione dilagante porta alla realizzazione dei primi modelli di apparecchi fotografici digitali. In tutti i rami della scienza e delle tecniche moderne, la fotografia continua a fornire nuovi dati ai ricercatori. La sua presenza è ugualmente decisiva nel campo della cultura. Possiamo particolarmente rilevare la sua influenza sui movimenti pittorici d’avanguardia. Dadaisti e futuristi devono proprio alla fotografia l’ispirazione di molte loro tele rivoluzionarie.

Conseguenze

Durante tutta la sua evoluzione, la fotografia fu usata in tutti i campi possibili e immaginabili. La fotografia rese il mondo più accessibile, aprì nuovi orizzonti, fece sognare, ma sopratutto contribuì a diffondere la conoscenza. Grazie alla fotografia il mondo diventò più piccolo, tutti potevano farsi un’immagine più chiara del mondo che ci circonda. Quello che era inconcepibile, ora è realtà, la fotografia riesce ad essere il mezzo di rappresentazione più spontaneo e reale, questo permette di avere la realtà a portata di mano.
Nell’ambito del giornalismo viene usata molto la fotografia perché è il mezzo di comunicazione visivo più diretto. La fotografia rende più reali e più convincenti gli argomenti trattati e rende così possibile il contatto con tutt’altro mondo. La fotografia ampliò la visione del mondo, ci mostrò la sua bellezza e portò anche la nostra attenzione sulle realtà più opprimenti e tristi come le pessime condizioni di vita che regnano in molte parti della terra, la distruzione e l’inquinamento della natura e il maltrattamento degli animali.
Grazie a tutti questi forti valori comunicativi la fotografia venne subito sfruttata molto nel campo della grafica e della pubblicità. A questo punto si cominciarono a fare i primi ritocchi e a modificare con dei fotomontaggi le immagini fotografiche. Queste tecniche vennero usate sopratutto da grafici come Lisitskij oppure Rodtchenko o da artisti. La manipolazione delle immagini porta delle forti ripercussioni sulla fotografia che era ormai diventata una fonte di verità. L’illusione mette in discussione la credibilità delle immagini fotografiche. Ora trovandoci di fronte ad una fotografia non possiamo più essere certi di essere confrontati con la realtà.

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