Introduzione
All’inizio dell’epoca storica, l’uomo, con la sua naturale curiosità, cercò di comprendere e poi di descrivere l’ambiente circostante. Osservò il firmamento punteggiato di stelle, seguì e studiò il corso del Sole e della Luna, si sforzò di capire l’universo che cadeva sotto i suoi sensi. Attratto poi da questioni pratiche, quali il censimento dei terreni adatti all’agricoltura o la stesura d’itinerari per terra e per mare, l’uomo cercò di rappresentare in un qualche modo, da prima probabilmente solo attraverso descrizioni verbali ed in seguito per mezzo di grafici, ciò che andava via via comprendendo e classificando.
Sin dall’antichità classica la questione della forma della Terra ha suscitato interesse e discussione. Molte furono le ipotesi, condizionate dalla cultura e dalla religione dei diversi paesi, le mappe dicono quindi anche molto della gente. Uno degli scopi principali delle mappe era quello di documentare l’impatto del uomo sul territorio. Dato che risalgono almeno all’epoca Babilonese (Mesopota-
mia) coprono tutto il mondo, si potrebbe dire che le mappe sono antiche e vaste quanto la civiltà. Al giorno d’oggi la chiara distinzione tra conoscenza e ignoranza rende difficile l’interpretazione del casuale miscuglio di verità, mezze verità, sentito dire o dogmi che rappresentano la materia prima delle carte antiche.
Le carte geografiche sono rappresentazioni approssimate per due motivi importanti, il primo, non raffigurano tutti gli oggetti che troviamo sulla superficie terrestre, ma solo quelli più importanti ai fini delle carte geografiche. Il secondo, sono rappresentazioni di un piano su una sfera che si esegue grazie a proiezioni geometriche che comporta gravi deformazioni tanto che delle tre proprietà di una superficie sferica- l’equidistanza, l’equivalenza delle superfici e uguaglianza degli angoli (isogonia)- solo una può essere rispettata a danno delle altre.
Argomenti collegati.
Scoperte geografiche, religione, monarchia, politica e conquista dello spazio.
La forma della terra
L’ipotesi della sfericità della Terra ha suscitato interesse e discussioni sin dall’antichità classica ed è fondata anche su considerazioni di carattere filosofico. La scuola pitagorica ad es. (VI sec. a.C.) ne era assentrice; Anstarco (310-240 a.C.) ipotizzò un modello di sistema planetario con al centro il Sole, in grande anticipo su quello che sarà poi il modello Kepleriano, intuendo come il Sole stà come il centro di una sfera alla sua superficie, cioè possiede un valore del tutto trascurabile rispetto al cosmo. Oggi tutto questo però fa sorridere; la conquista dello spazio ha messo in grado chiunque di convincersi della rotondità della Terra con la semplice osservazione di una delle tante fotografie scattate durante le missioni spaziali.
Venti, trenta secoli fa però non era così. Accolta come ipotesi la sfericità del pianeta, si tratta di darne una dimostrazione e di misurarne il raggio.
Gli Egizi, un millennio e mezzo prima di Cristo, non solo erano convinti della sfericità della Terra, ma sono stati i primi ad attuare la misurazione del suo raggio. La prima misura certa del diametro terrestre è però quella eseguita fra Seine ed Alessandria da Eratostenes Pentatholos (Eratostene), matematico, geografo, storico, filosofo, e poeta alessandrino; che arrivò a ottenere un risultato simile ai risultati odierni di 40 000 Km di circonferenza.
Posidone (135-51a.c.) ottenne un valore pressoché uguale a quello di Eratostene.
Si salta poi quasi un millennio per giungere alla misura eseguita dagli Arabi. Gli Arabi furono un popolo di grandi navigatori e viaggiatori, nei loro viaggi assimilarono molto sapere che elaborarono con il proprio ed ottennero così diverse cartine. Verso la fine del Medioevo si cominciò a dubitare della rappresentazione della Terra come una tavola piatta.
Con Magalan, che per primo girò il globo in barca a vela portando così le prove della sfericità della Terra, si abbandonò definitivamente la visione piatta del mondo. In seguito si riconobbe anche che il Sole stesse al centro dell’Universo.
Le carte antiche
"Mi dicono che esiste gente cui non interessano le mappe. Non riesco a crederci", scrive Robert Louis Stevenson.
La famosa frase di E.C. Bentley secondo la quale "la geografia riguarda le mappe, ma la biografia riguarda la gente" è vera solo in parte. Le mappe dicono anche molto della gente.
Uno degli scopi principali delle mappe antiche era quello di documentare l’impatto dell’uomo sul territorio. Dato che risalgono almeno all’epoca babilonese (mesopotamia) e coprono tutto il mondo, si potrebbe dire che le mappe sono antiche e vaste quanto la civiltà.
In un’epoca nella quale non esistevano giornali, almeno come noi li concepiamo al giorno d’oggi, e in cui la fotografia non era neppure un sogno futuribile, le tavole incise permettevano alla gente di celebrare le vittorie dei propri eserciti con maggior consapevolezza di quanto sarebbe accaduto tramite semplici resoconti stampati. Alla fine del quindicesimo secolo, quando si aggiunsero sulle mappe xilografate e incise su rame i caratteri a stampa, per produrre i primi atlanti, coesistevano tre differenti tradizioni, ognuna delle quali in competizione con le altre: le credenze del Medioevo cristiano sulla piattezza della Terra, le teorie classiche o tolemaiche e le storie riferite da navigatori o viaggiatori. Quasi contemporaneamente vennero compiuti i primi, fondamentali passi verso la dimostrazione che il mondo non era costituito da un solo emisfero: Colombo scoprendo la via dell’ovest e Vasco da Gama tentando per la prima volta di raggiungere l’India via mare. A man mano che i loro successori ampliavano e chiarivano i resoconti spesso oscuri, dei pionieri, e missionari, commercianti, soldati e governatori coloniali li seguivano, l’aspetto d’America e Asia diventava sempre più riconoscibile. Numerose a partire dal XIV secolo sono le carte nautiche nella costruzione delle quali gli italiani eccelsero notevolmente.
L’intensificarsi dei viaggi e delle scoperte geografiche, portano all’esigenza della costruzione di planisferi e mappa mondi e in fine di globi dei quali il più famoso costruttore fu il tedesco Gerardo Mercatore XIV secolo.
Le carte antiche riflettono anche i cambiamenti di fortuna dei poteri coloniali. Tema delle mappe antiche, almeno di quelle extraeuropee, è l’aspetto commerciale.
Esplorazione, primi insediamenti e sucessiva crescita fino a città e imperi: tutto ciò avveniva tramite l’impulso proveniente dalle nazioni mercantili o dai singoli commercianti in cerca di merce da comprare o di mercati su cui vendere. Fino al diciannovesimo secolo le città più importanti furono anche porti commerciali. L’Europa occidentale considerava il resto del mondo come in termini di pesce di Terranova, pellicce canadesi, oro e argento ispano-americano, schiavi africani, porcellane e sete cinesi, spezie asiatiche e così via.
Uno degli aspetti più affascinanti delle mappe antiche è la misura in cui sono sbagliate. Sono questi errori, ovviamente, che rendono le mappe antiche così diverse da quelle odierne.
Se si osserva una vecchia mappa, bisogna prima di tutto sbarazzarsi di certe aspettative tipiche del ventesimo secolo. Ricognizioni sistematiche della superficie terrestre, ora corroborate dalle fotografie dei satelliti, danno al cartografo moderno la certezza di lavorare correttamente. Se la differenza fra mappe moderne equivalenti si riduce alla presentazione e alla grafia dei termini, gli antichi cartografi erano spesso costretti a scegliere fra resoconti discordanti e teorie inconciliabili. Se andava bene era una questione di buon senso, alla peggio invece bisognava decidere a naso.
Qualche volta nomi preclari come Tolomeo o Mercatore erano sufficienti a tenere in piedi una teoria che avrebbe dovuto essere scartata; altre volte, il comprensibile rispetto per le asserzioni di un testimone oculare spiegava a sottoscrivere credenze errate.
Un lettore moderno, inoltre, pretende da una mappa la massima obbiettività. Se un cartografo del giorno d’oggi propalasse i suoi pregiudizi o mettesse il proprio lavoro al servizio dell’apparato propagandistico del suo paese, verrebbe giustamente criticato. L’editore inglese Herman Moll, all’inizio del diciottesimo secolo, non fu l’unico ad utilizzare le sue mappe per sconfiggere i nemici propri e del regno; fu anche il primo a garantire l’esistenza, stampandola, di un’isola fittizia nell’Atlantico meridionale, inventata qualche anno prima per lusingare il segretario dell’Ammiragliato inglese, Samuel Pepys.
La chiara distinzione moderna fra conoscenza e ignoranza rende difficile l’interpretazione del casuale miscuglio di verità, mezze verità, sentito dire o dogmi che rappresentano la materia prima delle mappe antiche.
Fino a metà del diciasettesimo secolo, la maggior parte dei viaggi di esplorazione venivano intrappresi per cercare di scoprire i confini dell’Oceano Atlantico, nel tentativo di trovare una via non ancora rivendicata per il Pacifico. La destinazione ultima era la ricchezza commerciale rappresentata dalle Molucche, le favolose Isole delle Spezie.Il doppiaggio di Capo Horn venne tentato con successso dagli olandesi nel 1616, ma i passaggi a nord-est e nord-ovest sfuggirono alle ricerche fino a tempi relativamente recenti.
dall’indulgere in un po’ di autoappagamento, disegnando fiduciosi le rotte sospirate.
Alcune mappe del Nord d’america del tardo diciottesimo secolo arrivano addirittura a collegare la Baia di Hudson con il Pacifico.
La maggior parte delle mappe prodotte fra il sedicesimo e gli inizi del diciannovesimo secolo venivano stampate con tavole di rame incise. L’editore doveva proteggere il più a lungo possibile il considerevole capitale investito in quelle tavole; soprattutto si studiava di evitare le spese di correzione. Un atlante moderno, che riportasse, ad esempio, i paesi dell’Africa coni nomi di vent’anni fa resterebbe a prendere polvere sugli scaffali del libraio. Gli acquirenti delle prime mappe, invece, erano meno esigenti. Normalmente ci volevano dieci o vent’anni prima che qualche novità apparisse sulle mappe stampate, e a volte molto di più. Poiché nuove misurazioni topografiche avevano un costo proibitivo, all’incisore veniva data una mappa già esistente affinché la copiasse fedelmente, e dato che riutilizzare una tavola già usata era ancora più economico, le mappe venivano spesso ristampate identiche anche per mezzo secolo o più. Questo procedimento non teneva in considerazione le nuove informazioni e contemporaneamente manteneva quelle obsolete.
Il mondo, un’immagine Che impatto può avere un’immagine sulla nostra rappresentazione dei rapporti fra i popoli?
Prendendo spunto dalla cartografia e dalla sua evoluzione dall’antichità ai nostri giorni, alcune idee per un approccio alle "rappresentazioni sociali":
• la classica proiezione cartografica di Mercatore che dilata le alte latitudini.(8)
• la proiezione cartografica di Peters che ristabilisce le giuste superfici ma alterna le forme.(9)
• la proiezione cartografica di Fuller con la quale è possibile riprodurre la sfera terrestre sotto forma di icosaedro.(10)
Questa proiezione stabilisce un rapporto esatto tra le superfici dei vari continenti, migliorando l’immagine del rapporto terra-acqua e delle zone polari.
I sistemi d’orientamento
I sistemi d’orientamento conosciuti sono essenzialmente tre, i punti cardinali, la bussula e il sole e la stella polare.
Le proiezioni di una carta geografica
Per rappresentare una sfera su un piano bisogna ricorrere alle proiezioni.
Il primo problema da risolvere per costruire una carta della Terra riguarda la scelta della proiezione. La proiezione viene definita in cartografia come una rappresentazione della figura sferica terrestre (determinata dal reticolato dei meridiani e dei paralleli) o di una sua parte su una superficie piana qual è appunto un foglio di carta che costituisce una carta geografica o topografica.
Il modo più semplice per rappresentare la Terra è riprodurla su un’altra sfera, cioè su un mappamondo. In questo caso non si deve ricorrere ad alcuna proiezione ma basta ridurre il tutto in scala. La carta geografica può essere:
• Isogonica
Quando conserva sulla carta gli angoli che una data direzione forma con i meridiani e i paralleli.
• Equidistante
Quando le distanze della carta sono proporzionali a quelle corrispondenti sulla sfera terrestre.
• Equivalente
Quando sono proporzionali le superfici. A seconda della loro costruzione si distinguono:
• Proiezioni prospettiche
In queste proiezioni la sfera terrestre, o parte di essa, viene proiettata su un piano ad essa tangente in un punto (centro di proiezione) che può essere situato:
1. Al Polo (proiezione polare)
2. Sull’Equatore (proiezione equatoriale)
3. Su un qualsiasi parallelo (proiezione)
Tipi di carte geografiche
Le carte geografiche si classificano in base al contenuto:
• Carte generali
1. Fisiche
Rappresentano solo i lineamenti naturali della superficie terrestre (mari, monti, pianure, laghi, fiumi).
2. Politiche
Rappresentano soprattutto gli aspetti umani (confini, strade, città).
3. Fisico-politiche
Rappresentano entrambi gli aspetti
• carte speciali
1. Carte ideografiche
Comprendono le carte marine e vi sono rappresentati, sorgenti, corsi d’acqua, bacini, mari e coste.
2. Carte nautiche
Servono per navigare in mare.
3. Carte æronautiche
Servono per solcare i cieli.
4. Carte turistiche
Troviamo indicati in queste carte i luoghi d’interesse artistico, culturale, le vie di comunicazione, ecc.
5. Carte geologiche
Per mezzo di colori e simboli indicano le diverse rocce e la loro età, i giacimenti minerari, ecc.
• Carte tematiche
1. Carte geomorfologiche
2. Carte climatiche
Visualizzano la distribuzione dei diversi climi.
3. Carte della vegetazione presente nella porzione di superficie terrestre raffigurata.
4. Carte antropologiche ed etnologiche Visualizzano la distribuzione dei tipi umani o dei popoli, delle lingue o delle religioni.
5. Carte economiche
Rappresentano la distribuzione e i caratteri dei fattori economici (materie prime, produzione agricola, vie di comunicazione, industrie, commerci, ecc.).
Come si determina l’esatta posizione di un punto sulla superficie della Terra.
Se si prende un mappamondo e lo si osserva attentamente, si vede che esso è percorso da linee che lo circondano in senso verticale e orizzontale. Si tratta dei meridiani e dei paralleli.
I meridiani sono una serie di circonferenze sulla superficie terrestre passante per i due poli. Hanno tutti la stessa lunghezza pari a 40009 Km.
Il meridiano fondamentale è quello di Greenwich che fa da riferimento per tutti gli altri. I paralleli circondano orizzontalmente la terra (anche se la dizione non è precisa perché la terra è inclinata) e sono tutti paralleli all’equatore che rappresenta il parallelo di riferimento e anche quello più lungo (40076 Km.).E proprio immaginando la Terra come una sfera percorsa in ogni punto da meridiani e paralleli che possiamo individuare ogni suo punto attraverso le coordinate geografiche.
Per determinare con precisione il punto che si vuole individuare sul globo terrestre i meridiani e i paralleli sono stati numerati e per individuare il luogo preciso basta conoscere i numeri del parallelo e del meridiano passanti per quel punto.
Le due coordinate geografiche che ci consentono di individuare ogni punto sulla superficie della Terra si chiamano latitudine e longitudine.
La latitudine e la longitudine sono determinati in gradi e sotto multipli di grado, cioè il minuto di grado e il secondo di grado, dove sessanta secondi formano un minuto di grado e sessanta minuti formano un grado.
Le carte geografiche multimediali.
Le possibilità date dal computer hanno fatto nascere un nuovo tipo di carte geografiche.
Il tipo più nuovo di carte geografiche è certamente quello multimediale. Ci sono molti siti che offrono ai navigatori le mappe dei paesi del mondo, mappe che non hanno una scala di riduzione fissa, ma variabile. Infatti, in queste carte è possibile ingrandire una piccola porzione di territorio, fino ad evidenziare anche i più piccoli particolari. I limiti di queste carte si visualizzano al computer è la grandezza dello schermo.
Non è certamente possibile visualizzare su uno schermo di 15-17-19 pollici grandi parti di territorio in maniera così ingrandita da avere un quadro chiaro della carta. Queste carte sono comunque comodissime per la ricerca di vie all’interno delle città perché arrivano ad evidenziare molto bene la singola via. Naturalmente mappe o carte geografiche non si trovano solo sui siti internet, ma vi sono molti software a loro dedicati. Si tratta soprattutto di atlanti stradali che permettono programmazioni di un viaggio con il calcolo della distanza, il percorso più corto, il più veloce, quello più economico.