Il giornale

Definizione

Pubblicazione quotidiana in foglio destinata ad informare il pubblico sugli avvenimenti principali e su questioni varie. Notiziari che in qualche modo prefigurarono il vero e proprio giornale, si pubblicarono presso tutte le civiltà antiche (l’esempio più famoso è costituito dagli "Acta Diurna" emanati durante l’impero romano). Il precedente immediato di questo tipo di stampa quotidiana furono considerati gli avvisi (o novelle), che a partire dal XV secolo furono regolarmente diramate nelle maggiori città europee.
Dapprima manoscritti, poi nel Cinquecento e nel Seicento, sempre più spesso stampati. Questi avvisi fornivano ragguagli di caratteri commerciali, indiscrezioni e talvolta, sotto il velo della clandestinità, sconfinavano nella satira politica o di costume.

Le origini

Il bisogno di informazione risale ai primordi della vita sociale, ma il giornale, e quindi il giornalismo in senso storico, nasce nella seconda metà del XV secolo, quando gli stampati, avvisi, lettere, ecc., possono essere distribuiti da corrieri postali. Le prime pubblicazioni caratterizzate da una periodicità regolare (ma non ancora quotidiana) comparvero in Europa relativamente tardi rispetto all’invenzione della stampa.
Nel 1597 cominciarono ad uscire raccolte mensili di notizie a Rorschach (Svizzera). L’Inghilterra ebbe il suo primo periodico nel 1622, la Francia nel 1631, l’Italia nel 1636 (Firenze), la Spagna nel 1661, la Russia nel 1703. Caratteristiche comuni di questa produzione furono il formato generalmente piccolo (con 4, 8 o 16 pagine). Quasi ovunque le autorità si affrettarono a stabilire un rigido controllo sulle gazzette, sia concedendo privilegi (monopolio) a compilatori di loro fiducia, sia ricorrendo alla censura preventiva.
La "La Gazette" di T. Renaudot, fondata a Parigi nel 1631, fu adoperata da Richelieu come arma di propaganda dalla monarchia assoluta; solo in Inghilterra e nelle province unite la stampa si inserì nei conflitti religiosi e nel dibattito politico, culturale. La comparsa di nuove convinzioni etiche e filosofiche, all’insegna del diritto naturale e dello sperimentalismo, e i progressi del sistema educativo incoraggiarono nei primi decenni del 1700 lo sviluppo dei periodici scientifici e culturali.

Altrove continuarono a vivere, senza mai varcare le soglie del più vigoroso conformismo. Solo nella seconda metà del 1700 il diffondersi dei principi dell’illuminismo sospinse i giornali culturali verso la discussione, la polemica, la critica. Nell’area francese i più autorevoli periodici letterali, come il "Journal de Trévoux" ed altri, continuarono la tradizione seicentesca.

Il giornale nell’età rivoluzionaria

Il giornale è in questo periodo il presupposto essenziale di un giornalismo, capace di trasferire in campo politico la libertà di discussione e di critica che segnò la caduta o almeno l’allentamento dei controlli governativi. La libertà di stampa fu proclamata per la prima volta nel "Bill of Rights" della Virginia durante la guerra d’indipendenza americana (1776). In Europa, la diffusione dei principi della Rivoluzione Francese impose in fine il riconoscimento della libertà di stampa. Anche in Inghilterra, furono i fermenti politici e sociali derivanti dalla Rivoluzione Industriale in corso ad affrettare nel 1795 il voto della camera dei comuni sull’abolizione della censura.
La convocazione degli stati generali segnò una vera e propria esplosione della stampa periodica in Francia: i giornali più popolari ebbero una parte di primissimo piano nell’orientare l’opinione pubblica, nel preparare le grandi giornate insurrezionali e nel diffondere nelle province più remote il verbo rivoluzionario.

In Italia e in Germania la libertà d’espressione portata dalle armate francesi coincise con la formazione di un nuovo ceto dirigente. Giornali come il "Termometro Politico della Lombardia" (1796-1798) e il "Monitore Napoletano" (1799) costituirono i primi nuclei d’organizzazione politica e di confronto sulle scelte amministrative, economiche e culturali nel breve ma inteso periodo delle repubbliche giacobine. In Francia come negli stati vassalli il cesarismo napoleonico ripristinò i freni e le sanzioni tipiche dei regni assoluti. Ciò non impedì ai periodici come "Berline Abendblätter" e la "Kölnische Zeitung" d’infrangere il clima ottuso della vita politica tedesca, né al "Giornale Italiano" (fondato nel 1804 a Milano dalla Repubblica Italiana, su progetto di V.Cuoco) di dare espressione al nuovo sentimento nazionale e appoggiare un nuovo programma di riforme illuminate e di progresso civile.
Il giornale è in questo periodo il presupposto essenziale di un giornalismo, capace di trasferire in campo politico la libertà di discussione e di critica che segnò la caduta o almeno l’allentamento dei controlli governativi. La libertà di stampa fu proclamata per la prima volta nel "Bill of Rights" della Virginia durante la guerra d’indipendenza americana (1776).
In Europa, la diffusione dei principi della Rivoluzione Francese impose in fine il riconoscimento della libertà di stampa. Anche in Inghilterra, furono i fermenti politici e sociali derivanti dalla Rivoluzione Industriale in corso ad affrettare nel 1795 il voto della camera dei comuni sull’abolizione della censura.

La convocazione degli stati generali segnò una vera e propria esplosione della stampa periodica in Francia: i giornali più popolari ebbero una parte di primissimo piano nell’orientare l’opinione pubblica, nel preparare le grandi giornate insurrezionali e nel diffondere nelle province più remote il verbo rivoluzionario.
In Italia e in Germania la libertà d’espressione portata dalle armate francesi coincise con la formazione di un nuovo ceto dirigente. Giornali come il "Termometro Politico della Lombardia" (1796-1798) e il "Monitore Napoletano" (1799) costituirono i primi nuclei d’organizzazione politica e di confronto sulle scelte amministrative, economiche e culturali nel breve ma inteso periodo delle repubbliche giacobine. In Francia come negli stati vassalli il cesarismo napoleonico ripristinò i freni e le sanzioni tipiche dei regni assoluti. Ciò non impedì ai periodici come "Berline Abendblätter" e la "Kölnische Zeitung" d’infrangere il clima ottuso della vita politica tedesca, né al "Giornale Italiano" (fondato nel 1804 a Milano dalla Repubblica Italiana, su progetto di V.Cuoco) di dare espressione al nuovo sentimento nazionale e appoggiare un nuovo programma di riforme illuminate e di progresso civile.

La comparsa del giornale di massa (1815-1870)

Al rinnovamento dei contenuti e alla moltiplicazione dei giornali determinati dalla Rivoluzione francese non si accompagnò un corrispondente progresso nelle tecniche tipografiche. Erano sempre in uso i vecchi torchi a mano, ciascuno dei quali poteva stampare un massimo di 200 fogli l’ora. Un importante passo avanti fu compiuto nel 1804 con l’invenzione del torchio metallico e della pressa meccanica. Seguì, verso la metà del secolo, l’introduzione delle rotative, che permise di superare le 15.000 copie orarie.
La raccolta e la trasmissione delle notizie ricevette un grande impulso dall’installazione del telegrafo elettrico e dalla nascita delle prime agenzie d’informazione. Alla diffusione del giornale contribui sia il riconoscimento, nei paesi più avanzati, della libertà di stampa, sia l’alfabetizzazione delle masse. In ogni caso, attraverso le prime forme di industrializzazione editoriale, si rafforzarono le prerogative della stampa e più vasti strati sociali vennero a partecipare alla vita pubblica. Nel 1863 vide la luce il primo quotidiano veramente popolare il "Petit Journal" venduto a cinque centesimi, toccò già nel 1869 le 350.000 copie.

In Inghilterra il "Times" (nato nel 1795), adottò nel 1848 la prima rotativa e passò da 10.000 copie nel 1820 a 60.000 nel 1860. La graduale soppressione della tassa di bollo consentì il moltiplicarsi delle testate sia a Londra sia in provincia; si affermarono inoltre in questo periodo due forme tipiche del giornalismo britannico: le riviste di opinione e i giornali. In America il progresso della stampa rimase più modesto, caratterizzati da un gran numero di quotidiani (New York Times, 1851circa).
In Germania la diffusione dei periodici rimase modesta, a causa della sorveglianza dei governi della frammentazione politica. In Italia la restaurazione bloccò per più di trent’anni qualsiasi manifestazione di giornalismo politico. La stampa rimase per lo più espressione di gruppi di piccoli politici in accanita contesa per conquistarsi l’appoggio di nuovi elettori. I giornali avevano una diffusione soltanto cittadina o provinciale, ma l’incipiente sviluppo economico, l’affermarsi del positivismo e delle nuove scienze sociali furono le vie maestre attraverso cui presero le mosse l’affrancamento della stampa italiana e la sua apertura agli influssi Europei (1882). Dopo che le repressioni del 1898 avevano messo in pericolo i diritti statutari, il nuovo corso politico segnato dall’allargamento delle libertà democratiche, e il decollo della grande industria favorirono l’ampliamento del mercato editoriale, inaugurando l’epoca dei grandi giornali d’opinione liberale.

Il giornale dal 1870 alla prima guerra mondiale

Gli ultimi decenni dell’Ottocento e i primi del Novecento sono stati definiti l’età di massimo splendore della stampa periodica, divenuta ormai di consumo, alla portata di tutti e non ancora insidiata dai mezzi di comunicazione audiovisivi. Lo sviluppo della tecnica offrì nuovi strumenti d’organizzazione e diffusione.
Nel 1886 il "New York Times" installò le prime linotypes, cui si aggiunsero nel 1890 le rotative; alla trasmissione delle parole a distanza seguì, nel 1907, quella delle immagini, tra le quali prese il sopravvento la fotografia. L’impaginazione si fece più sofisticata, si cercò di venire incontro ai gusti del pubblico, dedicando largo spazio al costume, alla moda e all’attualità. Cronaca, ideologia, intrattenimento, istruzione e pubblicità divennero gli elementi fondamentali della stampa quotidiana. L’avvento della pubblicità commerciale (1890 circa) aprì un nuovo capitolo della storia del giornale, tendente a sfruttare, con la notizia sensazionale e fumetti a colori, le ondate emotive e le inclinazioni del grosso pubblico.
L’inizio del 1900 vide accanto allo sviluppo dei mezzi tecnici, l’immobilitazione d’ingenti risorse finanziarie. Nel 1927 si ebbe la prima trasmissione delle immagini via radio e nello stesso periodo la prima macchina telescrivente. In Europa solo la stampa di Parigi e di Londra resse la concorrenza, ma la tendenza di fondo fu pur sempre la morte dei giornali più fragili e l’aggregazione delle testate.

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Jean - Marie Balogh
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