Inizio pittura, inizio scrittura

Comprendere l’arte primitiva è molto complesso, perché noi la giudichiamo in base alle nostre esperienze e al nostro modo di vivere. L’arte per l’uomo primitivo, ha scopo magico propiziatorio, è come un urlo di terrore nei confronti di una natura spietata. La vita per l’uomo di allora era molto dura; per potersi sfamare, doveva vivere di caccia e spesso si trovava confrontato con animali feroci e pericolosi come il mammut, il rinoceronte velloso, il bisonte, il toro, preistorico, orsi giganteschi, pantere, leoni delle caverne, ecc... e per cacciare e difendersi da questi animali, possedeva solo pietre, lance, clave ed armi incendiarie.
Inoltre, in era glaciale, le catastrofi naturali come i terremoti e le eruzioni vulcaniche, erano molto più frequenti di adesso. Temevano i morti e un loro eventuale ritorno, erano vittime di epidemie, dovevano cacciare per sopravvivere, ma avevano paura che gli animali uccisi potessero risuscitare e vendicarsi. Essi esorcizzavano questi eventi dai quali non potevano difendersi con riti magici, fra cui anche le pitture.
L’uomo preistorico non ha lasciato documenti scritti, ma ha elaborato man mano dei segni che lo condurranno alla scrittura ideografica, ai documenti scritti: alla storia, dunque.
Le pitture dell’uomo primitivo ci narrano a volte la durezza della sopravvivenza: uomini uccisi durante le battute di caccia e animali inferociti. Veri e propri racconti per immagini, la cui stilizzazione porterà alla scrittura ideografica.

La grotta di Lascaux nel Sud della Francia, esprime grandiosamente la magia della caccia. In quelle scene vi è grande abilità grafica e pittorica, movimento e stupore.Questa caverna fu scoperta nel 1940 da quattro ragazzi che giocavano e fu una vera e propria rivelazione per il mondo. La conservazione, i colori e la qualità di questi dipinti sono stupefacenti. E uno dei più emozionanti e significativi capolavori dell’umanità.
La grotta di Lascaux risale al 18000-15000 a.C. Per realizzare questi dipinti, sono stati usati colori a base di terre vegetali e grassi animali; i colori sono quasi sempre con tonalità calde (rosso, ocra e bruni), inoltre, alcune tracce sono nere, perché sono state eseguite con pezzi di carbone e, per stendere questi pigmenti, utilizzavano le dita oppure dei pennelli rudimentali di legno o penne d’uccello.
Il lento ritirarsi dei ghiacciai (fine del pleistocene) favorì un rapido sviluppo umano e culturale. I mutamenti climatici fecero migrare la selvaggina verso regioni più fredde e gli uomini la seguirono. Le varie famiglie vennero così in contatto fra di loro, si scambiarono conoscenze anche di carattere tecnico e la comunicazione che ne derivò contribuì ad allargare i loro orizzonti. Ma il salto di qualità definitivo iniziò solo con il neolitico, nel vicino Oriente. L’uomo imparò ad affilare anche le pietre, oltre alle ossa e potè fabbricarsi una scure e costruirsi una casa. Il sedentarismo diede vita allo sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento.

La qualità della vita continuò a migliorare e si ebbe un forte sviluppo sociale e culturale.Le prime civiltà evolute le troviamo nella valle del Nilo fra i fiumi Tigri ed Eufrate, la cosiddetta mezzaluna fertile. Non si conoscono date esatte, al massimo possiamo indicare un’accettabile ambito temporale che corrisponde al 4000 a.C.
Le prime civiltà sono quelle dei Sumeri, degli Egizi e degli Assiro-Babilonesi, primi abitanti di queste terre. E in questo periodo storico, che grazie al progresso delle attività agricole e di allevamento si giunge alla nascita delle prime città ed è in questo contesto che l’uomo, unico fra tutti gli esseri viventi della terra, impara progressivamente a elaborare un insieme di simboli medianti i quali riesce a esprimersi e a comunicare. Nasce in altri termini la scrittura e con essa la storia. Re Sumeri, Babilonesi e faraoni d’Egitto, lasceranno volontariamente una mole imponente di testimonianze scritte relative al loro governo, alle loro leggi, alla contabilità dei tributi e delle spese, ai riti religiosi ed alle consuetudini politiche e sociali.Le prime forme di scrittura sviluppatesi in ambito egizio, sono di tipo ideografico (da idea e dal greco graphéin, scrivere disegnare). Quando i simboli sono di tipo figurativo, cioè assomigliano anche solo schematicamente all’oggetto che vogliono rappresentare, prendono il nome di geroglifici; quando essi invece assumono forme puramente geometriche, parliamo di scrittura cuneiforme.
La scrittura ideografica geroglifica è tipica degli egizi che la mettono a punto già sul finire del 4000 mila a.C. e con vari adattamenti, la impiegheranno nel corso di tutto il periodo della loro civiltà.

Tale scrittura, che veniva realizzata su supporti di papiro, si sviluppa solitamente da destra verso sinistra, ma spesso anche da sinistra a destra o dall’alto verso il basso in funzione degli spazi o della forma. La scrittura ideografica cuneiforme è inizialmente utilizzata dai Sumeri (4000 a.C) e successivamente dagli Assiri, dai Babilonesi e dai Persiani. Essa è costituita da un supporto di argilla. Di fronte all’esigenza di esprimere idee o concetti del tutto astratti come il bene, il male, la morte, l’amore, ecc., le rappresentazioni ideografiche, geroglifiche e cuneiformi, diventano molto complicate se non addirittura impossibili in quanto dovrebbero poter esistere tanti ideogrammi quanti sono i concetti o le idee da esprimere. Ecco nascere allora un nuovo sistema di simboli in grado di rappresentare non più solo idee o oggetti ben determinati ma più semplicemente il suono delle parole. E per far fronte a tale problema che nella zona palestinese-mesopotamica già intorno alla metà del 2000 a.C. cominciano a svilupparsi i primi alfabeti fonetici (ad ogni simbolo corrisponde un suono).
Secondo la tradizione storiografica, il primo alfabeto fonetico di cui abbiamo riscontri certi, risale ai Fenici, un civilissimo popolo insediatosi sulla fascia costiera mediterranea corrispondente agli attuali stati di Israele, del Libano e della Siria. Esso disponeva di 22 simboli fonetici, da esso derivano tutti gli altri sistemi alfabetici moderni, quello ebraico, quello arabo, quello greco (che per primo introduce le vocali), quello cirillico e quello latino che è oggi il più diffuso a livello mondiale.

Jean - Marie Balogh
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