Il libro

Questa principale funzione ha radici lontanissime che sono rimaste immutate nel corso dei secoli. Il supporto, invece, ha subito una costante evoluzione. La storia del libro può essere così ricondotta a quella dei supporti per la scrittura.
Il desiderio di lasciare dei segni accompagnò l’uomo, che da sempre utilizzò ogni supporto che si prestò all’uso. Si sostituì la pietra con la corteccia, più facile da trasportare. Dopo di essa furono utilizzate foglie, tavolette d’argilla, ceramica, e per migliaia d’anni, sino al III secolo avanti Cristo, fu il papiro il supporto più diffuso. Tuttavia esso era troppo fragile e scomodo e dopo migliaia di tentativi comparve la pergamena; un nuovo supporto animale sottile e resistente. Fu con l’avvento di essa che nacque il “codex” vale a dire il libro con la forma a noi familiare, composto di pagine piegate, fascicolate e cucite ad una copertina rigida.
Questo cambio di forma, fu una vera e propria rivoluzione, resa possibile solo dalla grande robustezza della pergamena rispetto al papiro. Da quel momento la forma del libro non avrebbe più subito modifiche sostanziali. La richiesta aumentò sempre di più. Dal XII secolo gli Arabi iniziarono ad importare in occidente un nuovo materiale più adatto alla scrittura di provenienza cinese: la carta. Questo prodotto se pur meno resistente della pergamena assunse gradualmente il sopravvento relegando la prima solo a particolari usi.

Il libro, modernamente inteso giunse nel Quattrocento, quando lo sviluppo delle università, della cultura, dell’alfabetizzazione, insieme al progresso delle tecniche commerciali, fecero sentire la necessità della fabbricazione in serie dei testi manoscritti. La produzione degli amanuensi, che sino allora si occuparono della trascrizione dei testi, non fu più sufficiente a soddisfare la richiesta di lettura. L’unica alternativa al lavoro degli amanuensi fu la matrice lignea usata per stampare sul tessuto. Il libro, per la prima volta, venne reso accessibile e familiare alle classi popolari, che continuarono poi a preferirlo in questa forma per diversi anni dopo l’invenzione della tipografia.
In questo stesso periodo si diffusero le cartiere ad acqua incrementando la produzione di carta in Europa.
L’arte tipografica nacque nella ricca valle del Reno, dove circa nel 1450 nacque il primo libro stampato attraverso una tecnica meccanica. La grande invenzione è attribuita a Johannes Gutenberg che, nella sua officina orafa di Magonza, nel 1447 stampò il primo libro a caratteri mobili in metallo.
Nelle illustrazioni non ci furono particolari rivoluzioni: gli schemi erano quelli addottati dai miniaturisti, grandi figurazioni in testa ai capitoli. Certo, confrontate con le miniature degli amanuensi, quelle dei primi libri stampati (incunaboli) risultarono più rozze.
Nei primi trent’anni si fecero tirature modeste e caute, solo dopo il 1480 il mercato del libro cominciò ad organizzarsi: diminuì il prezzo e aumentò la tiratura, che si stabilizzò su una media di 1.000 esemplari alla fine del secolo.

Con quest’organizzazione si affacciò un nuovo concetto legato al tipografo. Esso non fu più un semplice artigiano, ma un operatore culturale, un intellettuale che deve produrre testi validi, corretti e vagliati.
In quest’epoca il 45% dei libri erano di proprietà del clero, che li conservava gelosamente nei suoi monasteri e non gli rendeva accessibili a nessuno; solo dalla fine del 1600 comparvero le prime biblioteche pubbliche.
Nel corso del Cinquecento l’aspetto esteriore del libro si perfezionò non solo per ragioni estetiche, ma anche per un’esigenza di funzionalità e per il desiderio di raggiungere nuovi strati di pubblico.
L’innovazione più importante fu la creazione dell’impaginazione e del formato: si sentì il bisogno di sostituire i grossi e pesanti libri con altri di dimensioni più piccole, trasportabili nei viaggi, di prezzo più accessibile.
Nel corso del Seicento il libro perdette gran parte del suo pubblico a causa delle crisi economiche e delle guerre che si avvicendarono.
Nonostante il buio orizzonte, nel milione d’edizioni stampate brillarono grandi opere di grandi autori come Shakespeare, Galileo, Milton, ecc. Si allargarono le descrizioni del mondo attraverso le carte geografiche, si registrarono gli eventi quotidiani, scienziati e inventori riferirono i loro esperimenti e apparvero per la prima volta i giornali letterari. Nacque la mentalità moderna e scientifica, che si riflette nei libri e che dagli stessi riceve lo stimolo decisivo. Il libro esteticamente assunse un aspetto trionfale, dove nei frontespizi, comparve un monumentale barocco.

Nella fine del Seicento aumentò nuovamente la produzione di libri, nacquero le prime biblioteche pubbliche e club privati di lettura. La vendita dei libri venne quindi gradualmente favorita; le tirature rimasero ancora caute ma non mancarono grossi successi editoriali come Voltaire, che pubblicò testi illuministici molto importanti e determinanti per le grandi rivoluzioni (rivoluzione francese). Anche nel corso del Settecento la diffusione dei libri aumentò, incrementando anche quella del sapere. Esteticamente si trasformò, mettendo a margine le illustrazioni e lasciando grande spazio al titolo e ai testi stessi.
All’inizio dell’Ottocento si assisté ad una generalizzazione dell’istruzione in Europa: la scuola divenne obbligatoria, si svilupparono i mezzi di comunicazione, si popolarono le città, si necessitò di una maggior informazione, sono questi tutti elementi che richiesero una produzione libraria sempre maggiore. La prima invenzione rivoluzionaria che portò alla diminuzione dei costi e all’incremento della produzione fu la fabbricazione della carta meccanicamente. Al tempo stesso si ebbero altre importanti invenzioni per incrementare la produzione come la linotype e monotype. Inoltre nel 1820 si introdusse la legatura editoriale, che si accompagnò con la copertina. Il pubblico della nuova società industriale non vedette più nel libro un piacere, ma solo un essenziale mezzo d’informazione e non s’interessò molto dei suoi valori formali. Alla fine del XIX secolo nacque una nuova concezione: in cui l’illustrazione non appare più al servizio del testo ma sviluppa un linguaggio a sé. Da questo momento si ebbe il preludio con cui il libro si dovrà confrontare e cœsistere: la realtà audiovisiva.

Oggi esso si trova confrontato col cinema, la televisione, il computer e internet; tutte realtà che hanno la capacità di seguire gli avvenimenti da vicino e far conoscere l’attualità immediata, il libro sta invece riscoprendo una sua funzione principale: quella di puro piacere letterario. Negli ultimi vent’anni l’organizzazione editoriale è passata da 230.000 a 550.000 titoli l’anno e da 2,5 miliardi d’esemplari a 8 miliardi circa. Si può ormai parlare di produzione di massa dovuta alla diffusione del libro in regioni dove era assente, alla sua penetrazione in strati sociali dove era scarsamente presente e alla fortuna del libro tascabile in edizione economica.
Non si sa che futuro aspetta a questo mezzo di comunicazione che per secoli è stato decisivo, forse sarà definitivamente sostituito dai moderni sistemi digitali o probabilmente continuerà ad esistere e a svolgere la sua centrale funzione come dalla sua nascita ha sempre fatto.

Jean - Marie Balogh
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