Rivoluzione francese in ambito storico

Il ’700 è considerato un secolo di rivoluzioni e quindi anche un periodo di grandi stravolgimenti in campo politico. La rivoluzione francese non si limita a cambiare la Francia, ma dà una scossa a tutta l’Europa. Questa rivoluzione, è stata influenzata da quella Americana che realizzò una costituzione per la prima volta scritta e democratica, fondata sulla divisione dei poteri e il rispetto delle libertà individuali. Gli estremi della rivoluzione sono 1789 e 1814. Durante questi anni la Francia pone fine all’ancien Règime.


Ci sono tre tipologie di cause che conducono alla rivoluzione

Condizioni politiche
l’assolutismo porta alla paralisi dello stato, rende quindi impossibile qualsiasi forma amministrativa, fiscale, sociale e soprattutto impedisce riforme di tipo costituzionale.

Condizioni sociali
profonde ingiustizie sociali legate ai privilegi di cui godevano i due ceti superiori i quali possedevano gran parte della terra coltivabile, esercitavano forte controllo su alte cariche dello stato, dell’esercito, amministrativo e della magistratura. Inoltre erano esenti della maggior parte dei carichi fiscali.
Condizioni economiche e finanziarie
dovute essenzialmente alla rovina finanziaria dello stato causata dal disordine amministrativo, dalle eccessive spese della monarchia. Oltre a questo c’è stato anche un aggravamento della miseria contadina e del popolo minuto urbano in seguito ad una crisi congiunturale. La rivoluzione ebbe più fasi, dal 1789 al 1791, l’obiettivo fu dare una costituzione alla Francia limitando il potere del re. Gli eventi travolsero però questo obiettivo creando una seconda fase dal 1791 al 1794 dove si realizzò un progetto più estremo, cioè la creazione di una repubblica. In questa fase si ebbe la condanna a morte del re e si presero provvedimenti di tipo repubblicano. La terza fase dal 1794 al 1799 viene anche chiamata ” periodo del direttorio” che non riuscì però a risolvere i problemi della Francia e venne quindi spazzato via da un colpo di stato nel 1799 quando salì al potere Napoleone Bonaparte.
Napoleone pose fine alla repubblica che fu affidata a tre consoli. Nel 1804 si autoproclamò imperatore di Francia, riuscì a conquistare mezza Europa e diffuse in tutto il continente le idee della rivoluzione Francese ponendo così le basi per un cambiamento irreversibile in campo culturale, politico e istituzionale dell’Europa. Napoleone e il suo impero vennero debellati tra il 1813 e il 1815 dalle forze che si coalizzarono contro di lui, ma i cambiamenti apportati dalla rivoluzione rimasero per sempre.

Ambito grafico

All’inizio del XVIII secolo, assistiamo all’introduzione della pubblicità specializzata e dell’economia individualista - più tardi chiamata “capitalismo”-. Gli annunci e le inserzioni pubblicitarie si moltiplicano, si stampano delle carte commerciali illustrate, dei programmi, dei menu e delle etichette. Alla fine di questo secolo fu fondata l’associazione degli artigiani grafici, la quale realizza i primi manifesti pubblicitari. La rivoluzione del 1688 in Inghilterra e la proclamazione dell’indipendenza degli Stati Uniti che si liberano dal dominio inglese, sono degli avvenimenti che ebbero una notevole influenza sul modo di pensare dei francesi.
Dal 1640 al 1661, in Francia si vendettero più di 20 000 pubblicazioni inglesi, aventi tutti degli spazi popolari redatti nella lingua del pæse e non più in latino. Quelli che potevano permettersi il lusso di una biblioteca, erano desiderosi di migliorare il loro sapere in filosofia, tecnica o scienza. Rousseau, nel “Contrat social”, proclamò la libertà dell’individuo. Dal XVII al XVIII secolo, nascono numerose enciclopedie. Nel XVI secolo, le tipografie e gli editori ricorsero alla pubblicità individuale, le officine presentarono degli esempi di scritture sotto forma di prospetti, di manifesti e di cataloghi.
In Francia, la stampa prese proporzioni di una forza politica, ciascuno se ne serviva e metteva in circolazione dei volantini, opuscoli o giornali. Tra il 1789 e il 1793, nascono molteplici giornali di tutte le tendenze, certi sono quotidiani, altri settimanali, altri ancora a seconda della necessità.

Essi esercitavano una grande influenza sull’opinione pubblica. I testi e le illustrazioni si adeguavano in primo luogo al livello culturale dei lettori. Gli avvenimenti del giorno erano generalmente gonfiati e resi in maniera sensazionale per i testi e le immagini. Negli ultimi anni del 1788 gli opuscoli politici si moltiplicarono. L’esistenza di tutta questa letteratura politica era già di per sé rivoluzionaria.
Gli scritti, redatti in lingua popolare, erano soprattutto influenzati da quelli che sapevano leggere, e comprendevano immagini descrittive, dimostrative e interpretative a favore della causa da difendere. Numerosi sono quelli che sono insorti contro l’immoralità delle persone di chiesa, contro il commercio delle indulgenze e altri abusi.
Con la dichiarazione dei diritti dell’uomo si riassunsero in 17 articoli le rivendicazioni del 3° stato. “Gli uomini nascono e vivono liberi e uguali nei diritti”; i diritti “naturali e imprescrittibili” dell’uomo sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione. La libertà si manifesta come libertà di pensiero e di opinione. L’uguaglianza si realizza nella parità di fronte alla legge e al fisco e nell’accesso alle cariche pubbliche. La nazione infine è la fonte esclusiva della sovranità.

Le armi della satira nella Francia rivoluzionaria

"Quando l’aristocratico protesterà, il buon Cittadino gli riderà sotto il naso; senza tremare in cuor suo, sarà sempre il più forte". Questa strofa del canto rivoluzionario "ça ira" esprime significativamente il nuovo atteggiamento di sfida dei "sanculotti" francesi: essi potevano finalmente farsi beffe di coloro ai quali prima della rivoluzione erano costretti a prestare servizio e ossequio. Oltre che nella vera e propria azione rivoluzionaria, secoli di oppressione e di frustrazione trovarono così sfogo in una ricca e vivace pubblicistica: giornali e manifesti satirici ebbero una diffusione senza precedenti. Le caricature, le vignette, le figure allegoriche non solo esprimevano con immediatezza l’odio secolare contro le classi privilegiate, ma costituivano un efficace strumento di propaganda politica. Il popolano in grado a malapena di leggere era certamente più sensibile alle figure caricaturali che non ai testi scritti dei discorsi o dei documenti ufficiali. Si affermava così, per merito della stampa rivoluzionaria, un genere – quello della satira politica fatta per immagini – destinato a incontrare largo successo nel moderno giornalismo.

Jean - Marie Balogh
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