Tema in sintesi:
La rivoluzione industriale segna un profondo cambiamento nel modo di produrre.
Si dà il nome di Rivoluzione industriale al complesso di profondi mutamenti nelle forme di produzione che si verificò in Inghilterra tra la fine del ’700 e l’inizio dell’800. L’affermazione del capitalismo industriale e i profondi mutamenti a livello sociale che accompagnano questa rivoluzione determineranno, assieme alla rivoluzione francese, l’inizio di una nuova età, quella contemporanea.
Le origini di quest’importante rivoluzione le possiamo trovare nelle altre rivoluzioni avvenute nel corso del ’700, come la rivoluzione agraria, la crescita demografica, il miglioramento della tecnologia a livello nazionale. Uno dei maggiori fattori di sviluppo economico fu di certo l’incremento demografico, dovuto soprattutto al calo delle mortalità, che determinò un allargamento del mercato stimolando così la crescita produttiva.
Con l’introduzione di nuove tecnologie l’economia fiorirà, soprattutto grazie al rapporto di reciprocità fra invenzione e produzione, visibile principalmente nella tessitura, dove all’invenzione della navetta volante seguirà la meccanizzazione della filatura, che a sua volta stimolerà l’invenzione del telaio meccanico.
L’introduzione del vapore provocherà un aumento della richiesta di carbone, facendo decollare il settore minerario. L’impiego di maggior carbon fossile negli altiforni permetterà un’accelerazione nella produzione del ferro, il quale servirà in molteplici cause, come la costruzione di ferrovie, di trapani e di torni. Si può dire che si innescherà un meccanismo costituito da tante ruote dentate: ognuna, mettendosi in moto, ne azionerà un’altra e il dinamismo di un settore si trasmetterà agli altri.
Sorgeranno, inoltre, le prime fabbriche le quali comporteranno la trasformazione del lavoratore in operaio inserito in una crescente divisione del lavoro e soggetto a condizioni di lavoro, come gli orari e la disciplina, e a uno stile di vita molto più duro.
Socialmente questa rivoluzione avrà conseguenze come lo spostamento delle attività nei centri urbani, i quali, privi di strutture adeguate a ricevere masse di persone, diventeranno inabitabili. La carenza di abitazioni ridurrà lo spazio vitale a disposizione di ciascuno, contemporaneamente i fumi delle fabbriche, l’assenza di fognature, renderanno l’aria tossica e maleodorante. Inutile dire come, in queste condizioni, fossero assai diffuse malattie che colpivano le vie respiratorie e l’apparato intestinale, malattie che, qualche volta, assumevano le caratteristiche di vere e proprie epidemie. La vita degli operai salariati, questa nuova classe sociale, trascorre miseramente ai limiti della sopravvivenza.
Le abitazioni non si possono certo descrivere come regge, tutt’altro, erano malsane, senz’acqua e con scarsa luce, i locali erano stretti e vi abitava un numero eccessivo d’individui.
La grafica nella rivoluzione industriale
Graficamente parlando,conseguentemente alla rivoluzione industriale, cominciano ad esistere le prime pubblicità specifiche, le inserzioni e gli annunci pubblicitari si moltiplicano, si cominciano a stampare le prime etichette, i primi menù, le prime carte intestate. Risale al 1754 il primo manifesto turistico, richiesto da un hotel di Basilea; nello stesso periodo viene fondata l’associazione dei grafici i quali realizzarono questi primi manifesti. Furono molteplici gli sviluppi che ebbe questa rivoluzione sull’Europa intera: in Francia, sempre attorno a questi anni, nasce l’alfabeto Braille, scrittura in rilievo leggibile dalle persone non vedenti; attorno ai primi decenni del 1700 un medico di Halle, Belgio, scopre le proprietà del nitrato d’argento a contatto con la luce e nasce la fotografia come la conosciamo oggi. In questo periodo si situa anche un grande sviluppo nel disegno dei caratteri con personaggi come William Caslon (1722), John Baskerville (1754), François Ambroise Didot (1730-1804) e altri ancora.
Il più grande balzo, a livello grafico, di questi tempi fu quello compiuto da Aloïs Senefelder, il quale attorno al 1796-1798 inventò la litografia, che permise un enorme miglioramento nell’arte del manifesto. I manifesti aumentarono notevolmente, ne facevano uso compagnie d’artisti, commercianti di animali esotici, e perfino il governo che usava dei manifesti illustrati per il reclutamento dei propri uomini. Uno dei primi nomi, assieme a quelli di Paul Gavarni e Dauvier, che possiamo citare per la creazione di manifesti pubblicitari è quello di Chéret, e Toulouse-Lautrec.