Fino a cinquecento anni fa nessuno sapeva come riprodurre una pagina di un libro in tante copie tutte uguali. Gli antichi volumi dovevano essere pazientemente copiati a mano; di solito a fare questo lavoro erano i monaci, detti amanuensi, proprio perché scrivevano a mano. In Cina, però, dove si conosceva la carta, si usava già preparare dei timbri incidendo disegni su tavolette di legno. Anche nei conventi, più tardi, s’imparò a stampare immagini sacre con questo sistema. Non si trattava però ancora di stampa come la intendiamo oggi. Questa nacque molto più tardi e con essa nacquero gradualmente anche diverse tecniche di stampa che noi dividiamo in quattro gruppi a seconda del tipo di matrice di cui si avvalgono:
1. Rilievografico
2. Incavografico
3. Planografico
4. Attraversografico
Ogni metodo conosce dapprima un procedimento manuale che si evolve poi in un procedimento meccanico.
1. Rilievo grafico
• Il procedimento di stampa più antico è quello rilievografico, in cui si stampa attraverso una matrice sulla quale ci sono delle parti in rilievo, che inchiostrate lasciano la loro traccia. Inizialmente la tecnica usata era quella della xilografia, poi si passò alla tipografia.
Manualmente
• la Xilografia o Silografia (dal 1040): si avvale di una matrice di legno duro incisa a rilievo, ottenuta con l’asportazione mediante bulino o sgorbie (scalpelli sagomati in modo particolare) delle parti non stampanti. Le parti in rilievo non asportate sono inchiostrate, in modo che, pressate su un supporto, riportino l’immagine o la scritta a rovescio. Sembra che i Cinesi abbiano praticato questo sistema già nel VIII sec. a.C., ma più sicura è la notizia secondo cui, attorno al 1040 il cinese Pi-Cheng avrebbe realizzato il primo esempio di libro a stampa xilografica. In Europa, l’uso sistematico di questa tecnica venne introdotto nel XIII secolo per la stampa di tessuti e per la produzione d’immagini di vario genere. Successivamente il sistema xilografico trova impiego nella stampa di libri, e rimane in uso per alcuni decenni anche dopo l’invenzione della stampa a caratteri mobili.
Meccanicamente
• La Tipografia (dal 1447): si avvale di matrici in piombo, legno, metallo/clichés e in plastica dura.
Il procedimento consiste nella fabbricazione di una matrice in cui la lettera o il segno desiderato viene impresso ad incavo, in questa matrice si possono quindi fondere in quantità desiderate i caratteri tipografici che risulteranno a rilievo.
I caratteri così ottenuti vengono poi accostati manualmente in modo da comporre il testo, si procede in seguito all’inchiostratura e alla "pressatura" del foglio sulla composizione per mezzo di un torchio.
L’invenzione del primo torchio per la stampa meccanica (a caratteri mobili), è stata attribuita a diverse persone e ancor oggi non si sa esattamente chi fu il vero artefice di tale invenzione, fonti attendibili dicono comunque, che il primo che condusse a compimento tutti i precedenti studi, che costruì il primo torchio e con esso scrisse il primo libro (la Bibbia a 42 linee) fu Johann Gutenberg nel 1447.
Questo sistema di composizione rimase sostanzialmente immutato fino al 19.secolo.
Verso il 1885, un orologiaio tedesco, Ottmar Mergenthaler, fabbrica la prima macchina per comporre i testi: la linotype, che compone una riga di testo nella giustezza desiderata.
Alcuni anni dopo, nel 1889, Tolbert Lanston un avvocato americano, inventa la Monotype, che sempre meccanicamente e con gran perfezione, fonde, a differenza della linotype, le lettere singole, facilitando in tal modo le correzioni.
La flexografia
• si avvale di una matrice in gomma dura, e a differenza della tipografia consente di stampare su qualsiasi supporto, anche su materie plastiche, ma il procedimento di stampa è per entrambe le tecniche il medesimo.
Macchine per la stampa
• Torchio di Gutenberg, a pressione verticale, foglio dopo foglio, usato dal 1447 ca. in poi. Platina, a pressione orizzontale, foglio dopo foglio.
• Piano cilindrica, la pressione viene esercitata da un cilindro, foglio dopo foglio.
• Rotativa tipografica, è alimentata da carta in bobina, la prima venne installata al Times di Londra nel 1870 circa.
Vantaggi
• Il gran vantaggio della stampa a caratteri mobili è costituito dalla possibilità di scomposizione e di riutilizzare gli stessi caratteri per altre composizioni, nonché dalla possibilità di stampare un gran numero di copie identiche, in brevissimo tempo rispetto ai libri manoscritti. Inoltre la correzione dei testi durante la stampa è facilitata, poiché basta sostituire la lettera sbagliata.
Svantaggi
• Il piombo occupa molto spazio, ed è nocivo alla salute.
Le lettere essendo in rilievo e soggette a forti pressioni si "consumano" facilmente.
Uno stampato tipografico presenta le seguenti caratteristiche
• Si nota la pressione esercitata dal torchio. Testi stampati in tipografia possono presentare imperfezioni dovute a lettere consumate.Presenza di un alone intorno alle lettere. Questo si nota, anche senza l’ausilio di un lentino, in uno stampato flexografico.
Attualmente
• Oggi il procedimento tipografico è usato per stampati particolari, è infatti diventato un lusso comporre testi e stampare in tipografia. Commercialmente le macchine tipografiche si usano per fustellare (incidere e tagliare con un filetto d’acciaio riproducente una determinata sagoma), cordonare (praticare un leggero incavo sul supporto, per renderne possibile la piegatura), per stampare in rilievo a secco, e per tutto quando si necessita una certa pressione.
2. Incavografico
• Procedimento fisico e diretto, in cui si stampa attraverso una matrice con parti ad incavo, le quali si riempiono d’inchiostro e lasciano la loro traccia sul supporto. Inizialmente la tecnica usata era quella della calcografia, poi si passò al rotocalco.
Manualmente
• La calcografia (dal 1450): l’orafo fiorentino Maso Finiguerra è considerato il primo ad aver fatto uso nel 1450 di questa nuova tecnica, che è sostanzialmente l’inverso di quella xilografica. L’incisione è praticata su una lastra di metallo e l’inchiostro si deposita negli incavi, cioè nelle parti incise (e non sulle parti in rilievo come nella xilografia). Con la pressione esercitata dal torchio, l’inchiostro contenuto nelle parti scavate si trasferisce sul foglio. Questo metodo, incontra subito gran favore, soprattutto per le possibilità d’impiego di molti materiali e d’interessanti varianti tecniche. L’incisione può essere fatta a mano (metodo indiretto), oppure ottenuta con mezzi chimici corrosivi, che operano sul disegno preventivamente eseguito sulla lastra (metodo indiretto). Sono realizzati con metodo diretto il bulino e la punta secca, con quello indiretto l’acquaforte e l’acqua tinta.
• Il bulino: il bulino è una sottile asta d’acciaio a sezione che termina con un taglio obliquo che ne rende affilata la punta.
• La puntasecca: lo strumento per incidere a punta secca è un ago d’acciaio molto appuntito, utilizzato come se fosse una matita.
• L’acquaforte: la lastra viene levigata, preparata con un sottile strato di vernice e annerita con nerofumo. Il disegno viene eseguito con una punta d’acciaio che toglie la vernice nei punti incisi. La lastra viene immersa nell’acido, che penetra nei punti dove la vernice è stata asportata. L’acido incide così il metallo e la profondità dell’incisione é data dal tempo d’immersione della lastra nell’acido stesso. Dopo il lavaggio e la finitura, la lastra è pronta per la stampa.
• L’acquatinta: È un trattamento successivo a quello dell’acquaforte. La lastra viene ricoperta uniformemente con una polvere d’asfalto e quarzo. Poi viene nuovamente immersa nell’acido che, penetrando tra i granelli della polvere, corrode il metallo e crea una ruvidità che darà alla stampa un effetto molto simile a quello dell’acquerello.
Meccanicamente
• Il rotocalco (dal 1890): i primi esperimenti per lo sfruttamento industriale del sistema calcografico sono piuttosto recenti. Le prime rotative vengono realizzate verso il 1890 in Olanda e in Bœmia, sulla stessa meccanica delle rotative tipografiche; al cilindro con matrice a rilievo viene sostituito un cilindro a matrice ad incavo, ottenuto con procedimenti fotomeccanici. Ulteriori perfezionamenti permettono di realizzare, dopo una ventina d’anni, una rotativa i cui cilindri stampano a 8000 giri l’ora. Il primo periodico illustrato stampato con questo sistema è il Freiburger Zeitung, nel 1910.
Macchine per la stampa
• Torchio calcografico, foglio dopo foglio, usato ca. dal 1450. Rotativa, alimentata da carta a bobina, usata dal 1890.
Vantaggi
• La possibilità di tirature elevatissime ad alta velocità e l’ottima qualità dei colori.
Svantaggi
• Gli investimenti costosissimi. La scarsa qualità nei testi che risultano imprecisi perché tramati. I lunghi procedimenti di preparazione e l’impossibilità di correzione in fase di stampa.
Uno stampato calcografico presenta le seguenti caratteristiche
• I testi sono sempre retinati.
Attualmente
• Il sistema rotocalcografico è oggi largamente usato per i giornali illustrati, i periodici e le riviste ad altissima tiratura.
3. Planografico
• Procedimento in cui si stampa attraverso una matrice piana, senza cioè parti ad incavo o in rilievo. Inizialmente la tecnica usata era quella della litografia, poi si passò all’offset.
Manualmente
La litografia (dal 1796): sino alla fine del 18° secolo i metodi di stampa si fondano su principi meccanici, la matrice poteva perciò essere a rilievo o ad incavo, ma il principio era sempre quello del trasferimento di un segno o di una lettera su di un supporto, mediante un’operazione di carattere meccanico.
Nel 1796 il tedesco Aloys Senefelder sperimenta un metodo che permette di stampare con una matrice piana, senza cioè parti ad incavo o a rilievo. Il sistema dapprima chiamato "stampa chimica su pietra" e poi litografia, sfrutta uno speciale tipo di pietra ricavata dalle cave di Solenhofen, vicino a Monaco di Baviera.
Tale pietra, opportunamente levigata e quindi disegnata con una matita grassa, ha la proprietà di trattenere nelle parti non disegnate un sottile velo d’acqua, che il segno grasso (idrorepellente) invece respinge. Se si passa poi un sottile velo d’inchiostro esso viene respinto dalle parti inumidite e trattenuto dalle parti disegnate (grasse). Al torchio, perciò, il foglio di carta riceve solo l’inchiostro che viene depositato sulle parti disegnate.
Il procedimento litografico manuale è diretto. La pietra stampa a diretto contatto con il supporto, foglio. In campo industriale si assiste alla gran diffusione della litografia quando la pietra è sostituita dalla lastra di zinco (sulla quale i caratteri e le immagini vengono riportati mediante una pellicola); questo rende possibile, verso il 1840, delle prime macchine pianocilindriche.
Meccanicamente
• L’offset dal (1840): si basa sullo stesso principio della litografia, ma anziché stampare il foglio ponendolo a contatto con una pietra (o lastra metallica), la stampa avviene mediante l’impiego di tre cilindri a contatto tra loro. Il primo cilindro porta avvolta la lastra, che viene bagnata dai rulli umidificatori e inchiostrata tramite i rulli inchiostratori; il secondo, di caucciù, riceve la stampa e la riporta sul foglio, che viene fatto girare sul terzo cilindro (cilindro di pressione). Questo metodo di stampa a riporto viene anche chiamato "stampa indiretta".
Macchine per la stampa
• Torchio litografico, usato dal 1796
• Offset cilindrica a foglio, usata dal 1840
• Rotativa Offset per giornali e riviste a più colori, usata dal 1890
• La "Speedmaster", che stampa bianca e volta, cioè sui due lati, contemporaneamente.
• Sistema di stampa "digitale". Dal computer si sensibilizza direttamente il cilindro, evitando la lastra.
Vantaggi
• La lastra è leggibile, e gli stampati sono molto precisi. Occorre uno spazio minimo per la conservazione di lastre e montaggi. Facilità nel registro per le stampe in quadricromia.
Svantaggi
• Non si può correggere una lastra, inoltre da una lastra si può togliere, ma non aggiungere. Uno stampato offset presenta le seguenti caratteristiche: Non c’è pressione, i testi sono molto nitidi e fedeli all’originale.
Attualmente
• Oggigiorno, il procedimento offset è quello più usato.
4. Attraversografico
• Procedimento in cui si stampa con una matrice (maglia di seta o di nylon) montata su telaio, tramite cui, attraverso i fori della maglia, l’inchiostro si trasferisce sul supporto. La tecnica usata è quella della serigrafia.
Manualmente e meccanicamente
• Serigrafia (dal 1907): questo procedimento ha origini antichissime, viene introdotto in Europa nel XVI secolo proveniente dall’Estremo Oriente. Si usava principalmente per la stampa su tessuti. Le prime applicazioni grafiche sono dovute agli americani e agli inglesi che adottano la serigrafia per la stampa su materiali solidi e preconfezionati. Il primo brevetto della moderna serigrafia appartiene all’inglese Samuel Simon e all’Americano John Pilsworth che nel 1907 e nel 1915 realizzano il telaio con matrice ricavata fotograficamente. La prima macchina serigrafica è costruita nel 1920 dall’ americano Owens.
Il sistema serigrafico si differenzia nettamente dagli altri, nei quali l’inchiostro si trasferisce direttamente o indirettamente dalla matrice al supporto. Qui, infatti, la matrice stampante è costituita da un telaio sul quale viene montato, ben teso, un tessuto di seta o di nylon. Il tessuto viene trattato in modo che la sua trama sia chiusa nelle parti non stampanti e permetta all’inchiostro spremuto, di passare attraverso le maglie nelle parti libere per depositarsi sul supporto. Per fare questo si utilizza una pellicola che riproduce in positivo il soggetto da stampare. Essa viene posta sopra il telaio, la cui superficie è stata coperta da una sostanza fotosensibile; quest’ultima, con l’esposizione ad una forte fonte di luce s’indurisce nelle parti lasciate scoperte dalla pellicola, chiudendo così la trama del tessuto. Dove non è passata la luce la sostanza fotosensibile rimane allo stato naturale e viene tolta con un forte getto d’acqua, lasciando così scoperte le parti in cui dovrà passare l’inchiostro. La qualità del tessuto e la finezza della sua trama determinano la quantità di inchiostro destinato a filtrare. L’inchiostro si deposita sul supporto nella forma determinata dal disegno sul telaio. La stampa può essere eseguita manualmente, appoggiando il telaio sul supporto da stampare (carta, legno, vetro metallo o qualsiasi altro materiale, disposto anche in verticale, come una parete) e inchiostrando come sopra indicato.
Un’altra differenza tra la serigrafia manuale e quella meccanica è che nella seconda i telai vengono preparati meccanicamente e non più manualmente.
Macchine per la stampa
• Esistono macchine manuali, semi-manuali e meccaniche.
Vantaggi
• Si può stampare praticamente su qualsiasi supporto, i telai possono essere anche di grandi dimensioni ed è possibile stampare il bianco sul nero. Inoltre questo metodo è particolarmente economico per le basse tirature.
Svantaggi
• Rispetto agli altri sistemi di stampa è molto lento. Retini finissimi, possono creare difficoltà durante la stampa.
Uno stampato serigrafico presenta le seguenti caratteristiche
• Forte copertura d’inchiostro. Lo strato di colore è 20 volte maggiore a quello che lasciano, sul supporto, gli altri procedimenti di stampa.
Uno stampato serigrafico lascia un forte e caratteristico odore.
Attualmente
• La qualità della stampa serigrafica ha fatto progressi enormi. Ed è un sistema di stampa sempre più usato.